Commissione Forteto. Vittime contestano Biti: "Voleva separazione della Comunità dalla Cooperativa"

Secondo l'associazione delle vittime è proprio questa la tesi che ha permesso al Forteto di continuare il suo delirante percorso fin dalla prima condanna di Fiesoli e Goffredi

Cronaca
visibility1175 - lunedì 10 febbraio 2020
di Redazione OK!Mugello
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Caterina Biti
Caterina Biti © OK!Mugello

Scrivono dall'Associazione Vittime del Forteto: Nel ribadire che non conosciamo la senatrice Piarulli e che, pertanto, non abbiamo mai messo in dubbio la professionalità e la correttezza di quest’ultima, dobbiamo rilevare come nell’ufficio di presidenza, che ha compiti decisionali molto importanti, quali ad esempio la scelta delle persone da sentire, sia stata eletta come segretaria la senatrice Caterina Biti.

Di quest’ultima conserviamo l’amaro ricordo del discorso tenuto al Senato in data 11 settembre 2018 quando ebbe a sostenere come fosse fondamentale separare la vicenda giudiziaria della comunità dalla cooperativa aggiungendo testualmente: “non ci devono essere sovrapposizioni in questo senso”. Il tutto in perfetta sintonia con il deputato Cosimo Maria Ferri che, quale sottosegretario alla giustizia, in data 9 luglio 2015, nell’esternare il parere contrario del governo Renzi al commissariamento del Forteto ed all’istituzione di una commissione bicamerale d’inchiesta (senza dimenticare i gravissimi danni provocati dal ritardo superiore ai 3 anni con le quali sono state prese le suddette decisioni e che nel 2013, sotto il governo Letta, un’ispezione ministeriale si era conclusa con la decisione di commissariare il Forteto) affermò ripetutamente tale concetto, sostenendo come occorreva “distinguere, quando si parla di cooperativa de il Forteto, la parte che riguarda la socialità, il sociale, il recupero dei minori e la comunità…dall’altro aspetto che è quello imprenditoriale e commerciale della cooperativa...”.

Il sostenere che la cooperativa sia entità diversa dalla comunità è la tesi che ha permesso al Forteto di continuare il suo delirante percorso fin dalla prima condanna di Fiesoli e Goffredi risalente al 1985 dove veniva messo in evidenza nella motivazione della sentenza che numerosi rappresentanti delle istituzioni avevano magnificato le proprietà taumaturgiche del Forteto che andavano differenziate dalle responsabilità dei singoli imputati.

Nella sentenza del giugno 2015, PASSATA IN GIUDICATO, il Tribunale di Firenze sostiene come sia stata “provata in modo certo…la totale commistione tra la cooperativa, la comunità ed i singoli soggetti che le componevano” aggiungendo, tra l’altro come sia stato dimostrato inequivocabilmente “l’intollerabile legame tra la parte produttiva-cooperativa e quella degli affidamenti di “minori e disadattati”.

Trascorsi ormai 5 anni continuiamo a sentire le istituzioni, in primis quelle mugellane, che descrivono la cooperativa il Forteto come un’eccellenza toscana da salvaguardare, trascurando la circostanza relativa al fatto che tale successo agro economico è stato costituito con l’apporto di lavoratori, tra i quali disabili e minori, non retribuiti per circa 850 anni di lavoro complessivi. Ed il fatto che non vi sia alcuna differenza tra la cooperativa e la comunità non è solo un’opinione dell’associazione vittime del Forteto, non è solo scritto nelle relazioni delle commissioni regionali d’inchiesta ma è affermato in una sentenza pronunciata in nome del popolo italiano, passata in giudicato.

La commissione d’inchiesta appena istituita deve accertare le responsabilità istituzionali in ordine alla vicenda del Forteto ed allora, una delle prime ad essere sentite dovrebbe essere la senatrice Biti per spiegare da dove aveva tratto la sua convinzione in ordine alla distinzione tra la cooperativa e la comunità, disconosciuta inequivocabilmente da una sentenza passata in giudicato. Ci chiediamo pertanto come la senatrice Biti possa far parte di un ufficio di presidenza che deve decidere chi chiamare a testimoniare.

Infine cogliamo l’occasione per invitare a chi si riempie la bocca parlando del Forteto, quantomeno di cominciare a leggere la sentenza del Tribunale di Firenze depositata nel 2015 e PASSATA IN GIUDICATO. Abbiamo la vaga impressione che pochi lo abbiano fatto, si tratta di 984 pagine e non è un romanzo, ogni paragrafo, ogni parola, ogni aggettivo hanno un significato ben preciso. Ci vuole tempo per leggerla ed è sconsigliabile farlo dopo i pasti.

Associazione Vittime del Forteto

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I commenti degli utenti
  • Adriano Fontani ha scritto il 11 febbraio 2020 alle 17:22 :

    Inviatemi detta sentenza a adriano.fontani@gmail.com Rispondi a Adriano Fontani