Il palazzo comunale e gli artigiani di Borgo San Lorenzo. Storia e storie

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visibility676 - domenica 05 luglio 2020
di Aldo Giovannini
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Anno 1928. Il palazzo comunale inizia a prendere corpo.
Anno 1928. Il palazzo comunale inizia a prendere corpo. © Aldo Giovannini

In una recente intervista Patrizio Baggiani, assessore ai lavori Pubblici, in occasione del restauro del palazzo Municipale, ricorda che “ è’ un altro passo del progetto di riqualificazione delle principali piazze borghigiane e del centro storico. E insieme a piazza Dante abbiamo voluto metter mano anche al palazzo municipale, e in particolare alla terrazza, che ormai presentava gravi problemi e richiedeva urgenti interventi di manutenzione”.

Scritte queste brevi note, vogliamo ricordare quello che è stato il percorso di questo palazzo di chiara impronta “chiniana”, progettato dall’ingegnere Augusto Lorini, innalzato in quel grande spazio che per tanti anni è stato il piazzale del bestiame e successivamente il primo campo sportivo dell’A. S. Fortis Juventus fino al 1928, quando cioè furono progettati i nuovi giardini ed appunto la nuova sede del Comune (visto e considerato che la vecchia sede in piazza del Popolo era ormai piccola ed insufficiente).

Quando iniziarono i lavori (1927) era Podestà il Ten. Alfredo Agostini, ma sarà il Commissario Straordinario Rag. Bruno Stefanini, subentrato alla guida del municipio per una crisi amministrativa, ad avere l’onore di tagliare il nastro inaugurale, e dato che eravamo in pieno regime fascista, proprio il 28 ottobre del 1931, ricorrenza della “presa di Roma”. Tralasciando la parte politica entriamo nel contesto di quelle ditte ed aziende borghigiane (così i parenti ricorderanno con piacere i loro nonni), che ci lavorarono con onestà, senso del dovere, dando la loro opera feconda e capace (e quando una cosa è fatta bene resta nel tempo).

Dunque l’ing. Augusto Lorini che progettò la casa comunale, come veniva chiamata all’epoca, che diresse attivamente i lavori, fu costruita dalla Impresa Edile di Pietro Margheri. La Ditta 'Cesare Bini fu Felice' per la parte di falegnameria e stipetteria; i lavori di fabbro e ferro, furono affidati alla Ditta Cesare Sargenti, Giovanni Parigi il “lilli”, Antonio Comucci e Officine Meccaniche Fiorentine; impianto di termosifone alla Ditta Umberto Benelli; l’impianto telefonico alla Ditta Imet (Impianti, manutenzioni elettriche e telefoniche), con apparecchi Siemens; le decorazioni pittoriche sono opera del prof. Tito Chini (all’epoca direttore artistico delle Ceramiche Chini - bellissimo il San Lorenzo e San Martino con l’antico castello nel salone d’attesa ); l’altro lavoro di decorazione, si deve a Pietro Chini e ai fratelli Gramigni; le vetrate d’arte, armoniose di colori, i pavimenti artistici sono produzione delle Fornaci San Lorenzo Chini e C; lavori di trombaio-fontaniere della Ditta David Rossi; i pavimenti della Ditta Giuseppe Caldarola; lavori di decorazione in pietra artificiale, Ditta Filippi e Piazzesi di Firenze; lavori di elettricista, Ditta Gino Martinelli e Ditta Vasco Stefanini con la sorveglianza del sigg. Alfonso Messeri, responsabile della cabina elettrica comunale al Ponte Rosso (la figlia del Messeri, una bellissima ragazza, per ragioni amorose si gettò sui fili dell’alta tensione restando fulminata); scalpellini e marmisti le Ditte di Cesare Squarcini e Giovanni Santoni.

Si legge nel Messaggero del Mugello “ – Quanti visitarono le ampie e artistiche sale fra cui primeggia quella lussuosa del Podestà, dove sono ricordarti e disegnati i grandi personaggi di Borgo e del Mugello, e quella del Segretario-Capo, ebbero a congratularsi coll’ingegnere comunale sig. Augusto Lorini e con quanti hanno dato il loro amoroso interessamento per la splendida esecuzione del nuovo palazzo –“. Si racconta che quando il Prof. Chino Chini presentò il conto al nuovo Podestà Cav. Giovanni Bandini, questi dietro la scrivania ….svenne (!). Ci vollero i sali del messo comunale (Lapucci), per farlo rinvenire. Ma quando le cose sono fatte bene, come si deve, senza appalti, subappalti e 50 centesimi di bustarelle, restano nel tempo e nello spazio. Speriamo che i lavori in essere possano essere eseguiti come si deve e che il palazzo Comunale, che è il palazzo di tutti, possa tornare all’antico splendore.

(Foto a Archivio A.Giovannini)

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