'Il Monastero di Marradi è aperto, e resiste'. Una lettera risponde al 'decreto di soppressione'

Nonostante la soppressione di tanti monasteri. Marradi potrebbe diventare luogo di 'formazione', come accaduto a Pratovecchio

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visibility529 - venerdì 14 febbraio 2020
di Redazione OK!Mugello
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Suore, generica
Suore, generica © Pixabay

Spiega in una lettera la marradese Silvia Gurioli: 'Il Monastero di Marradi è “aperto” come sempre lo è stato' E cita Macchiavelli: “Gli uomini di Marradi sono armigeri e fedeli” N. Macchiavelli. Questo intervento arriva il giorno dopo che i vertici domenicani (che fino ad ora avevano sempre taciuto) hanno ufficializzato il decreto di soppressione emesso dalla Santa Sede. Documento nel quale i vertici dell'Ordine chiedono anche ai marradesi (che finora hanno appoggiato la 'resistenza' delle religiose, di facilitare invece il passaggio delle consorelle ad altri monasteri. E per quanto riguarda i beni del Monastero sembra che questi rimarranno all'Ordine religioso. Ma ecco la lettera che arriva in redazione:

Ma ecco la sua lettera: Sono giunte alla ribalta delle cronache moltissime notizie sulla soppressione di molti monasteri. C’è fortunatamente una notizia in controtendenza della costruzione di un nuovo monastero a Pratovecchio – il Monastero di Santa Maria della Neve – dove le monache hanno lasciato l’antico monastero per uno nuovo dove si potranno tenere dei corsi di formazione, di aggiornamento per le monache e i monaci ed anche per coloro che vorranno avvicinarsi alla vita monastica.

Perché ci interessa in particolar modo Pratovecchio? Il Monastero della SS. Annunziata delle domenicane di Marradi è stato fondato l’11 novembre del 1575 da due monache, Suor Elisabetta Medici e Suor Fabronia Fabroni provenienti da Patrovecchio così come asserisce Mons. Carlo Mazzotti nel suo libro “Il Monastero della SS. Annunziata delle domenicane di Marradi - Memorie storiche”, edito nel 1960, molti anni dopo che il Monsignore aveva già scritto le memorie storiche degli altri monasteri della Diocesi di Faenza per stabilire quale fosse il monastero più antico, su richiesta della Curia Faentina. Marradi all’epoca apparteneva alla Diocesi di Modigliana e il Monastero di Marradi fu incluso in questa ricerca grazie all’interessamento di due Marradesi illustri: il Cardinale Federico Cattani e sua sorella Suor Maria Luisa Cattani, allora priora per la prosecuzione dell’impresa.

La Diocesi faentina fu lungimirante nell’intraprendere questa storica iniziativa che ci consente oggi di leggere la storia del Monastero al quale la cittadinanza è molto legata. Il Monastero è in ottimo stato di conservazione e potrebbe essere un luogo di formazione, così come accade per il Monastero di Pratovecchio, divenire pertanto il punto di riferimento per una nuova stagione non solo di contemplazione ma anche di accoglienza, secondo la volontà già espressa dalla Priora Suor Maria Domenica Giangregorio.

Sorge quindi spontanea la domanda: è possibile, ed soprattutto auspicabile che le autorità ecclesiastiche possano anche oggi consentire ad alcune consorelle che sono fuori dai loro monasteri, di essere accolte nel Monastero di Marradi, in controtendenza a quelle storiche soppressioni del 1806 e del 1866 in cui le monache venivano buttate letteralmente fuori dai loro monasteri, come successe anche al Monastero di Marradi che per due volte fu riacquistato dalle figlie delle famiglie abbienti marradesi che lo avevano fondato con l’aiuto dei Medici e dei Fabroni ?

Da giovane allieva del Monastero di Marradi, come molte altre donne marradesi, posso testimoniare l’apertura religiosa, formativa, culturale, di quelle monache. Le giovani erano accolte per ricevere una formazione culturale e religiosa. Penso alla lettura quotidiana che Suor Maria Giacinta Casadio, maestra di ricamo, de “I Miserabili” di Victor Hugo, sia durante le ore di ricamo sia dopo la preghiera pomeridiana, una lettura che a noi giovanissime allieve, era il 1958, suscitava il sentimento della pietà, della misericordia, del rispetto dei legami familiari.

Le monache di Marradi furono le fondatrici della prima scuola elementare, trasferita poi in un nuovo edificio costruito sul terreno che il Comune di Marradi aveva deciso di trattenere dalla vendita proprio dell’antico monastero e ad esso adiacente, le suore insegnanti, nel rispetto della loro clausura, accedevano alle aule utilizzando una scala interna, ancora oggi esistente.

La mia maestra, Suor Maria Amata Cocconcelli, amica fraterna di Nilde Iotti, era donna di grande apertura intellettuale e per inserire le sue allieve nella vita culturale del paese chiedeva aiuto alle colleghe insegnanti affinché se ne occupassero durante le rappresentazioni teatrale organizzate dal Patronato scolastico e in cambio assicurava ai colleghi un aiuto fattivo nella realizzazione dell’opera.

Nel loro silenzio e nel rispetto della vita contemplativa aiutavano le famiglie meno abbienti, soccorrevano i bisognosi, collaboravano alla vita religiosa della Parrocchia di Marradi ed anche con il Comune per il quale ultimamente fecero restaurare nel 2010 il gonfalone da loro realizzato con amore, perizia e generosità.

Si potrebbe affermare che non era una vita esclusivamente contemplativa ma anche una vita spesa a favore della comunità marradese e non solo, così come oggi richiede il Santo Padre Francesco. Erano donne e suore lungimiranti, colte ed istruite. Il Monastero di Marradi fu scelto anche da professoresse che chiamate dal Signore decisero di consacrare a Dio l’ultima parte della loro vita.

Chi non conosce la storia del Monastero non può cogliere questi aspetti e potrei citarne molti altri ancora ma limitarsi a dire: “A che cosa serve il Monastero? Cosa rispondere? Fin dalla sua fondazione le famiglie marradesi vollero che fossero istituiti “I Sindaci”, uomini probi, che si occupavano del buon andamento del convento trade union fra cittadinanza e comunità contemplativa. Un microcosmo che avvolgeva il macrocosmo esterno.

Gli uomini di Marradi si occuparono dell’acquisto del monastero dopo la soppressione del 1866 superando quelle diatribe sorte in consiglio comunale fra coloro che erano a favore e coloro che erano contro. La storia si ripete? Forse? Ma le condizioni storiche non sono quelle del 1898.

Oggi la situazione del paese di Marradi è molto cambiata, ma lo spazio occupato dal monastero, si dice, possa essere ancora appetibile. Non so se corrisponde al vero. Girando per Marradi fra mille ricordi e cento nostalgie mi accorgo che, purtroppo, ci sono case e terreni in vendita che possono soddisfare i probabili o possibili appetiti sul Monastero. Si potrebbe ipotizzare l’arrivo di una terza soppressione a colpi di carte bollate e di un pool di avvocati. E’ possibile!? Vero è che le vocazioni in Europa sono diminuite, come si apprende dai media, ma è anche vero che non si tiene conto di nuove vocazioni che potrebbero contribuire a dismettere quelle strategie di svuotamento dei monasteri. Sarebbe miope considerare Marradi e il suo Monastero avulsi dal contesto nazionale, europeo e mondiale. Si afferma “Il mondo è cambiato!”. Chi può negarlo.

Questa vicenda ha avuto un impatto forte sulla comunità soprattutto sulle donne marradesi e non solo. Donne che si sentono toccate dal disagio nel vedere qualcuno che vorrebbe strappare alla loro vita, alla loro casa queste monache, come se fossero dei soprammobili, con atteggiamento molto temporale, che sembra non riconoscere più la dignità delle persone, trincerandosi dietro a meri e sterili numeri. Vi sono poi donne più giovani del paese, e per il fatto di essere giovani molto più radicali, che ritengono che in questo momento la dignità delle donne e della loro volontà sia ancora una volta da tutelare, da difendere, da proteggere ovunque esse siano, qualunque sia il loro ruolo nella società e nel rispetto della scelta che hanno ritenuto idonea per loro, in un mondo dove troppe donne sono oggetto di stalking, mobbing e gaslighting, forme psicologicamente raffinate di violenza, atte alla discriminazione, come tristemente avvenuto in passato tanto che oggi siamo tutti coinvolti in una opportuna azione civile di ricordo e di stigmatizzazione. Per queste giovani donne è inoltre inimmaginabile che si possano “traslare” queste monache che con il loro lavoro, le loro pensioni, i loro risparmi hanno sempre provveduto a mantenere il Monastero, la loro casa, senza chiedere niente a nessuno. Per la loro sensibilità di donne autonome e indipendenti anche il voto di obbedienza non è metro utilizzabile per piegare una legittima volontà personale.

Speriamo sentitamente che l’attenzione che l’Ordine domenicano ha dimostrato nei confronti del Monastero di Santa Maria della Neve di Pratovecchio dove sono stati investiti i proventi della vendita del vecchio Monastero di Querceto di Sesto Fiorentino per possa essere di buon auspicio per la conservazione del Monastero di Marradi, storicamente legato a Pratovecchio, che a differenza di quello è integro ed è aperto alla comunità ecclesiastica e domenicana come ha sempre dimostrato di esserlo concretamente.

Mentre scrivo questo articolo mi giunge la notizia che il giornale “Il Piccolo”, organo di stampa della Diocesi di Faenza, ha reso pubblico il decreto di soppressione del Monastero della SS. Annunziata delle Domenicane di Marradi adducendo la motivazione che la decisione è stata presa per tutelare la salute di suore vecchie e malate, che non lo sono, ed in barba alle condizioni poste nel 1889 dal Comune di Marradi alle quattro donne acquirenti il loro antico monastero.

Silva Gurioli

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