Eolico Mugello. 'Perché dire No', replica al ricercatore mugellano

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visibility2757 - venerdì 03 settembre 2021
di Redazione
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Risposta alla lettera di un ricercatore mugellano, pubblicata da OkMugello Clicca qui :

    A quanto pare il sig. Piero Mazzinghi, (mi scusi, ma lei ha citato il mio nome e io mi sento autorizzato a citare il suo), e di cui rispetto la posizione, perché il rispetto e l’ascolto della posizione altrui è la base della convivenza e della collaborazione, nell’intervento che ha fatto su un giornale on line del Mugello, traccia un principio, a mio modo di vedere, molto pericoloso. E cioè che se il taglio del bosco deve essere valutato solo da un esperto in scienze forestali, c’è da supporre che in ogni branca solo l’esperto del settore ha diritto di parola. Quindi in ambito tecnico-scientifico, i non esperti  possono risparmiarsi ogni critica e osservazione, tanto, non possono essere di nessuna utilità. Mentre i “ricercatori”, quelli sì.

 

    Tuttavia, dando la parola ai soli “tecnici”, non è che ci siano sempre risultati splendidi. Basta dare uno sguardo al guazzabuglio del progetto AGSM sul crinale di Villore, rintuzzato con solidi argomenti da altri tecnici, per esempio i geologi del CAI, ma anche da storici, poeti (gli aborriti poeti) e normali cittadini dotati di sensibilità e spirito di osservazione.

    Ma si sa chi furono i maggiori critici della demenziale e inverosimile diga del Vajont, che procurò un’ecatombe immane con oltre duemila morti? Tina Merlin, una giornalista, che di ingegneria e idrostatica non ne sapeva nulla, e gli abitanti (gli abitanti!) di Erto e Casso, i paesini che subirono i maggiori lutti, e che misero in guardia, inascoltati, dalle possibili e distruttive conseguenze della diga.

    E comunque, che solo i tecnici ( e naturalmente i ricercatori!) abbiano l’abilitazione per discettare di sviluppo, è una visione ormai sorpassata, una visione positivista di 150 anni fa.

    Ma ci siamo mai  chiesto  com’è che siamo a questo punto di rovina generalizzata? E non solo da un punto di vista ambientale ma anche di coscienze? (Basta guardare alcune foto pubblicitarie dove un gruppo di persone è immortalato a seguire spasmodicamente i campionati, si suppone di calcio europei, ognuno impugnando un cellulare che sbircia di tanto in tanto. È la fotografia di come ci vorrebbero le grandi compagnie multinazionali: inebetiti tra cellulari e TV: dei veri zombie!). 

    Dunque, se l’è mai chiesto, sig. Mazzinghi, perché siamo a questo punto? Glielo dico io, che in teoria non avrei nessun titolo per parlare: tecnica e profitto. È l’accoppiata mortale che ci ha condotti a questo punto. E vogliamo continuare? Fino a quando? All’infinito? (Che poi “infinito” lo è sempre meno). È una coazione a ripetere, che, come c’insegna la psicologia, o chiunque abbia fatto esperienza sulla propria pelle di un meccanismo del genere, è un cerchio mortale. Quando si romperà questo cerchio? Chi lo può interrompere? Forse una visione diversa? Una visione, per caso, poetica, o anche da inesperti illuminati, come lo erano Tina Merlin e gli abitanti di Erto e Casso? Una visione che apre il cerchio verso un orizzonte creativo, impensato e ampio.

    Però siamo sotto emeregenza, viene detto, non c’ tempo per discettare e per dare la parola a chi non capisce nulla. È una situazione emergenziale, parlino solo gli abilitati, gli altri si contengano, anzi, stiano in un “campo di contenimento”, (Giani dixit, poi ne riparleremo).

    Ci pensiamo noi, noi esperti.

    Non so perché, ma questo discorso mi ricorda altre situazioni, molto pericolose, dove, per un motivo o un altro, è stata levata la parola a chi avesse una visione critica e diversa. (Ah, dimenticavo, la Tina Merlin ha subito processi e ostracismo, e il suo libro, “Sulla pelle viva, come si costruisce una catastrofe”, era gia pronto nel 1963, cioè l’anno del crollo della diga, ma nessun editore volle pubblicarlo fino al 1983. Mi scuso se insisto su questo evento, ma mi pare di cogliere particolari assonanze con una stuazione molto più vicina a noi).

    Per dirla in altre parole, chiare e nette, il rischio di una situazione  emergenziale è quello di spingere verso una società totalitaria.  A questo porta l’uso esclusivo della tecnica e del profitto, a un “Nuovo Mondo”  (copiright: Aldous Uxlei).

    E per continuare il ragionamento, veniamo ai “campi di contenimento”, come usa dire il presidente della Regione Toscana, in cui vorrebbe tenere i non vaccinati dal covid-19. Lasciamo perdere che non si perita minimamente di capire i motivi intimi, personali, medici che possono motivare la scelta. Ma questo è il minimo, di fronte all’espressione agghiacciante che ha usato verso un’intera categoria di persone. Poi, sopra questi “campi”, basta solo che scriva: “arbet macht frei” (il lavoro rende liberi), e il gioco è fatto. Riteniamo che la violenza verbale del “nostro” contro una fascia di popolazione, per altro minoritaria, venga usata come “arma di distrazione di massa” da certi scandali che vedono coinvolti, tra gli altri, l’ex capo gabinetto della Regione ed ex braccio destro del presidente, come quello dello “scandalo delle concerie”. Si parla di tonnellate di fanghi tossici sotterrati sotto strade e cantieri, andando a inquinare pozzi e falde acquifere. Nel 2020, in piena pandemia, e da remoto, viene presentato un emendamento, ad opera dello stesso presidente della giunta regionale, grazie al quale cambiare la legge toscana sulla tutela delle acque dall’inquinamento e evitare verifiche più stringenti sullo smaltimento delle acque conciarie. L’ emendamento è approvato. Ora, dopo lo scoppio dello scandalo, è stato avviato l’iter per la sua abrogazione.

    Qui ci fermiamo, ma non siamo andati fuori tema: la stessa giunta che ha approvato quell’emendamento, rappresentata dal suo presidente, è ora il maggiore sponsor dell’impanto eolico sul Monte Giogo di Villore!

 

    La sua lettera, sig. Mazzinghi, è viziata da un peccato originale, (non si preoccupi, intendo un “peccato” a inizio lettera”), e cioè lei ci definisce come “no eolici”. Ma chi glielo ha detto? Solo perché difendiamo un luogo unico da uno scempio irreversibile, saremmo “no eolici?” Io, per esempio, sono per l’eolico, ma nelle aree “idonee”, che dovrebbero essere scelte entro il 30 settembre, se il ministro della Transizione Ecologica si dà una mossa. E stia certo che se le leggi non sono carta straccia, il Giogo di Villore non può essere deputato a un impianto industriale, dal momento che nel PNRR è scritto: “l’Italia ha un patrimonio unico da proteggere: un ecosistema naturale, agricolo e di biodiversità di valore inestimabile, che rappresenta l’elemento distintivo dell’identità, cultura, storia, e dello sviluppo economico presente e futuro”. A pennello per il Giogo di Villore! Come probabilmete di altri luoghi simili.

 

    Il fatto di definire “no eolico” qualcuno, pochi o tanti, con tanto di corredo di “brividi caldi”, fa parte di una tecnica delegittimante, che mira a colpevolizzare ogni posizione diversa dalla propria, in definitiva a squalificarla e denigrarla. 

        Riguardo ai “pannelli solari termici troppo brutti” per cui ecc. ecc. (ma non ho capito bene cosa volesse dire), la informo che io i pannelli ce li ho sul tetto dal 2007, e mi riscaldo con la legna che mi taglio da solo. Ma questo passaggio della sua lettera, di definire “no eolici” tutta una complessa galassia di persone, colpevole solo di difendere i crinali da uno scempio irreversibile, è veramente, mi scusi, inqualificabile. Lasciamo stare la violenza insita in una critica così gratuita e ridicola,  (rivolta poi, in definitiva, a chi? Di solito le critiche lanciate così a freddo e senza alcuna base, nascondono qualche senso di colpa. No, glielo dico come aiuto psicologico).

    Quest’ altra perla della sua lettera: “…Questi paladini del paesaggio, di ritorno da una passeggiata sui crinali, [li vedo] prendere il loro SUV e arrivare a casa si fanno una doccia a 40 gradi… poi visto che fa caldo accendono il condizionatore ecc. ecc.” Probabilmente lei sta parlando della cerchia dei suoi amici, visto che ne conosce così bene le abitudini

Insomma, è davvero un discorso qualunquista e peno di luoghi comuni, ancora una volta teso a denigrare e screditare chi la pensa diversamente. Quindi l’accenno finale: “Resto dispostissimo a discutere tutto”, risulta, mi scusi, davvero ipocrita.

I discorsi qualunquisti e intessuti di luoghi comuni, sono per loro natura, discorsi generici, non provati, che si riferiscono a una presunta categoria di persone nel tentativo di squalificarli. Mi sembra che anche certi leader politici nazionali usino questa tecnica. 

Discorsi così generici in teoria sono rivolti a tutti: all’operaio, al precario, a tutta la pletora di contratti atipici (purché, beninteso, presunti “no eolici”). Ma stia tranquillo perché questi, anche se volessero, possono inquinare davvero poco.

Ma lei lo sa che l’1% della popolazione mondiale, pari a 63 milioni di abitanti, in 25 anni ha emesso in atmosfera il doppio di CO2 rispetto alla metà più povera del pianeta, e cioè oltre 3 miliardi di abitanti? (Luca Martinelli, settembre 2020). 

Eppure su un passaggio della sua lettera sono pienamente d’accordo: “bisogna sostenere stili di vita sostenibili e meno energivori di quelli attuali”. Ma allora sbaglia obiettivo, quando se la prende con i difensori del crinale, e non per esempio, col patron di Amazon, che si è fatto un giro nello spazio con un razzo personale. Quante megawatt di energia bisogna produrre per un uomo solo?... E perché non se la prende con il personale AGSM, quello sì che va sul crinale con gipponi che di certo non consumano come un’utilitaria: magari dessero loro il buon esempio! Gli “ecologisti” dell’AGSM, quanta CO2 avranno immesso nell’atmosfera prima, Dio non voglia, che abbiano gettato il primo cemento sul precario suolo del crinale? Cominciassero loro a camminnare a piedi, se ci tengono tanto all’ambiente.

Il punto è proprio quello, non si può stare dietro la crescente domanda di energia con sempre nuova tecnologia. È un serpente che si morde la coda. Anche i crinali finiscono, dopo che si fa? Costruiamo montagne artificiali?

Teniamo presente che ciò che distingue il capitalismo è che è organizzato intorno alla crescita perpetua e che dipende da essa. Dunque, aspettiamoci estrazioni, recinzioni, mercificazioni, deforestazioni, impoverimento del suolo, drastica riduzione della biodiversità, disastri idrogeologici… Con questo sistema predatorio, se la doveva prendere, sig. Mazzinghi, no con un gruppo di persone che vuole salvare qualcosa del mondo!

“Nell’atmosfera vengono riversati ogni anno quasi quaranta miliardi di tonnellate di CO2. Di quei quaranta miliardi l’Europa è responsabile del 9%. L’Italia contribuisce con un suo striminzito 0,8 %. La conclusione è semplice: qui da noi il ricorso alle pale eoliche non sposterà nemmeno di un palmo i termini del drammatico problema dell’effetto serra mondiale. E nel contempo causerà danni irreparabili ai nostri paesaggi identitari [……]. Per immaginarsi l’effetto finale, basta snocciolare queste decine di migliaia di ecomostri lungo tutto l’arco delle elevazioni appenniniche” (Carlo Alberto Pinelli, marzo 2020). Ciò non significa stare fermi, ma fare le cose nel modo giusto e “nelle aree idonee”.

E comunque, sig. Mazzinghi, lei non ha centrato il punto saliente della mia lettera: e cioè la pressapocaggine e l’nconsistenza del progetto denominato “Monte Giogo di Villore”, e le anomalie contro legge delle procedure istituzionali che lo tengono artificiosamente in piedi, quasi in una sorta di accanimento terapeutico. Per dirne solo una: il termine di conclusione della Conferenza dei  Servizi è di 120 giorni decorrenti dalla data di convocazione dei lavori. Questo termine è passato ma la C.d.S. ancora non si è pronunciata. È sempre lì al capezzale dell’ammalato grave, e invece di impartirgli l’estrema unzione, si sforza di tenerlo in vita. 

Un altro passaggio della sua lettera merita attenzione, sig: Mazzinghi: “non lo sapete che gli alberi di crinale sono i più esposti alla siccità e i forti venti li possono abbattere?” Miseriaccia!, non ci avevamo pensato, quindi ben venga l’AGSM, così li abbatte tutti in una volta sola! Come mai non la si è chiamata prima, l’AGSM? Avrebbe risolto il problema del deperimento dei boschi.

    Infine voglio toccare l’argomento del ripristino dei luoghi e dello smaltimento dell’impianto alla fine del suo ciclo produttivo, una questione enorme e problematica, e che lei, sig. Mazzinghi, sminuisce alla stregua di un alternatore di auto o di un motore di lavatrice! 

 

    Prima di tutto da nessuna parte è scritto che un impianto eolico abbia una durata di 50 anni, mentre tutte le fonti parlano di una vita media operativa di 20-25 anni.

    Lo smantellamento degli impianti presenta almeno tre difficoltà:

    1)tecniche, per la complessità delle operazioni, la numerosità dei materiali e le loro dimensioni;

    2)giuridiche, per l’assenza di una specifica regolamentazione a livello europeo e nazionale, (in Nord Europa, dopo 40 anni dalle prime installazioni, si viaggia ancora nel vuoto normativo);

    3)sociali, per le prevedibili difficoltà dei territori ad accettare le enormi quantità di materiale dismesso, e che con oli, lubrificanti ecc, non è proprio un materiale inerte.

    Il progetto del Giogo di Villore parla di un costo complessivo di smaltimento di 500.000 euro, a fronte di un costo di costruzione di circa 40 milioni di euro. Il rapporto tra le due cifre è risibile. E comunque il costo di ripristino è sempre spinto al ribasso e a tutt’oggi ancora non si sa chi lo deve decidere. Di sicuro manca una normativa che esiga una procedura precisa e un costo adeguato e certo.

    Quanto al riciclo, richiede una complessa, difficile e costosa operazione per separare grosse quantità di materiali, che finora hanno rivelato inattese complicazioni. Il tutto moltiplicato per i circa 5.640 impianti eolici che attualmente insistono sul suolo italiano.

 

    Infine una notazione personale. Se c’è chi ha avuto la fortuna di conoscere Giovanni Michelucci, benemerito architetto del XX secolo, io ho avuto la fortuna di lavorare con Agostino Pirella, collaboratore di Franco Basaglia. Insieme, Pirella e Basaglia, hanno chiuso quei lager chiamati manicomi, andando contro la “scienza psichiatrica che aveva fatto del contenimento fisico e degli elettroshock l’unica cura possibile dei cosiddetti “alienati”.

 

    Alla base del progetto di chiusura dei lager-manicomi, cosa si crede ci fosse, la tecnica psichiatrica che aveva fin allora segregato migliaia di persone?

    No, alla base c’è stato un disegno visionario di ampio respiro, un respiro che ha finalmente visto che tutte le persone sono uguali, e non differenziate per censo, etnia, genere o per presunta sanità o malattia mentale.

    P. S.: Per un quadro tecnico complessivo sulla “portata” del progetto AGSM sul Giogo di Villore, invito a leggere i contibuti del sig. Andrea Benati Romagnoli, titolati: “Eolico in Mugello: dilettanti allo sbaraglio?”

    Con questo chiudo, senza intenzioni di ulteriori repliche, e passo la parola ad altri

                                    Tommaso Capasso 

 

 

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commenti
I commenti degli utenti
  • Gianfranco ha scritto il 13 settembre 2021 alle 16:42 :

    Non vorrei sbagliare ma ho visto sul monte Secchieta, sopra Vallombrosa, che ci sono tre o quattro pale eoliche (non ricordo esattamente il numero) e non mi risultano polemiche di alcun tipo. Come mai? Rispondi a Gianfranco

  • paolo pieri ha scritto il 06 settembre 2021 alle 15:03 :

    L'energia più pulita più sicura più conveniente per noi umani e per l'ambiente tutto e quella nucleare , per chi vuole approfondire consiglio la lettura del libro "L'apocalisse può attendere " di M Shellemberger . Con l'eolico non si va da nessuna parte . Rispondi a paolo pieri

  • Luca Serengheti ha scritto il 04 settembre 2021 alle 14:32 :

    Al netto di tutta la dissertazione, dobbiamo produrre energia ed azzerare la produzione di CO2, soluzioni?? E per favore lasciamo perdere insignificanti discussioni sui rifiuti prodotti dall'eolico; non esistono tecnologie ad impatto zero e l'eolico è quella meno impattante, di gran lunga. La discussione è sempre necessaria ma quando l'oggetto del discutere è una cosa che si deve comunque fare chi dice NO deve proporre delle alternative. Chiudo, l'eolico si può fare solo dove c'è il vento, quindi nell'idoneità dei siti questa deve essere la valutazione primaria. Rispondi a Luca Serengheti

  • Filippo Ariani ha scritto il 03 settembre 2021 alle 20:52 :

    La risposta mi pare evasiva. Rintuzza il tale e talaltro dettaglio. Ma lascia aperto il problema principale: come produrre energia? Quanta? Dove? Il resto è tutto un disperdere la discussione in millemila temi collaterali, dal sospetto contro la tecnologia in genere, alle strizzate d'occhio ai no-vax del momento. Verrebbe la tentazione di rispondere su tante cose (es, è stato così male debellare vaiolo e polio coi vaccini?) ma parlare di tutto è non dir niente. Quindi più corretto tornare a bomba. Può darsi benissimo che lo specifico progetto di Villore abbia punti deboli. Ogni progetto ne ha. E ogni Nimby conosce il suo terreno e può ben difenderlo avanzando ottime ragioni. Ma i bisogni collettivi? Non si risolvono con le chiacchiere di principio. Il clima ha una sua di Rispondi a Filippo Ariani

    Filippo Ariani ha scritto il 04 settembre 2021 alle 06:18 :

    Tentò di completare la risposta persa a metà nell'invio. Il clima ha una sua dinamica. Gli effetti sono già evidenti e i tempi rapidi rispetto all'enormità degli interventi.necessari. Facilissimo concordare sul non spreco, ad es. mi muovo quasi soltanto in bici, ma quanta energia si può recuperare su quel fronte? In che modo? Sancire principi e non declinarli nella concretezza è ipocrita perché significa strumentalizzare gli argomenti per usarli come cortina fumogena. In concreto, quanta energia sarà comunque necessario continuare a usare? Come deve essere prodotta? Su questo la lettera del dott. Mazzinghi fornisce riferimenti. E Lei, che propone? Rispondi a Filippo Ariani

  • Paolo ha scritto il 03 settembre 2021 alle 06:57 :

    e allora continuiamo con il carbone ! Rispondi a Paolo