In viaggio con il Covid. La toccante e vera testimonianza di Andrea, da un reparto Covid

Andrea, di San Piero a Sieve, racconta il suo viaggio con il Covid. Fatto di momenti duri e attimi di disperazione. Come quando ha visto portare via i suoi compagni di stanza che erano deceduti

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visibility5023 - domenica 04 aprile 2021
di Redazione
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reparto covid © N.c.

Con il consenso dell'interessato volentieri rilanciamo l'esperienza di Andrea (di San Piero a Sieve) e il suo racconto del ricovero in ospedale per Covid, certi che le sue parole possano servire a molti per rendersi conto di cosa davvero stiamo parlando:

In viaggio con il covid
5 marzo, positivo forse asintomatico 4 o 5 giorni normali, sto bene, poi febbriciattola 37.2, febbre 38.5 tachipirina preoccupazione, sto bene. Vengono quelli dell'usca, saturazione 88 89 fastidiosa puntura nel polso per trovare l'arteria (EGA) per l'ossigenazione del sangue, gia visto su internet ottimale 400 450 buono 300, io, 95.

118 - Pontanniccheri pronto soccorso soliti rilievi radiografia ai polmoni, puntura fastidiosa nel polso.
Sig Andrea la dobbiamo ricoverare: Piano 5 medicina B stanza 5 letto18.
Siamo 4 alla mia sinistra Peeter (albanese) maschera ossigeno respiro affannoso sguardo fisso al soffitto. Davanti sulla sinistra Giulio che mi saluta gli chiedo come stà, e lui con le mani: cosi cosi poi stringe i pugni e da dentro la maschera a pressione cerca di dirmi che terrà duro.

Davanti a me un ragazzo di 50 anni i suoi occhi parlano: panico, Vito.Intanto nella mia testa entrano pensieri come macigni. Notte movimentata per Peeter 3 o 4 infermieri aggiustano tubi ossigeno parametri.

La mattina viene a trovarlo sua figlia (da un finestrone che da sulla terrazza) scatta 2 foto; Peeter guarda fuori c'è la tua bambina guardala gli grida l'infermiere, ma lui respira a fatica occhi fissi al soffitto, la sua bambina se ne va.

Nella notte Peeter respira sempre più a fatica non soffre la morfina stà facendo bene il suo lavoro e piano piano lentamente intraprende il lungo viaggio verso gli sterminati pascoli. Ore 6 via tutti i tubi, fili respiratore (ECG) di prassi, sacco 3 interminabili zip.

Giulio mi fa con le mani: non ce l'ha fatta, e io, gia, Vito terrore. Signor Andrea dobbiamo aumentare l'ossigeno perche siamo sempre bassini come parametri, io, va bene.

E intanto cortisone, antivirale, antibiotico, tutto giù con quei tubicini, e mi vengono in mente quelli delle grigliate con rosticciana salsiccia peperoncino aglio vino grappa. Che dicomo: questo è il nostro anticovidde. Si si tutto giusto tutto vero: fortuna.

Nottata critica per Giulio aumento ossigeno controllo parametri. La mattina, io Giulio come va? Lui mi gesticola cosi cosi.

A mezzogiorno riceve la visita di suo figlio, dal finestrone grida e alza i pugni dai babbo che ce la facciamo dai dai dai forza, Giulio risponde alza i pugni e dice si si si, poi si gira verso di me e con una punta di orgoglio e un filo di voce mi dice: quello gliè i mi figliolo.

Alle 3 di notte crisi respiratoria via vai di medici e infermieri lo lasciano con l'ossigeno al massimo alle 6 mi sveglio ha le mani aggrappate alla spalliera del letto fermo, immobile bocca aperta, aveva raggiunto anche lui le grandi e sterminate praterie, ciao Giulio.

Madici infermieri (ECG) sacco nero 3 interminabili zip. Signor Andrea (con una gentilezza infinita) ancora non ci siamo, abbiamo bisogno di ventilarla di piu con questa maschera che pompa ossigeno (quella di Giulio).

Io, va bene. Vuole delle gocioline per calmarla, la resisterà meglio. Io, no non voglio niente se la devo tenere la tengo. 5 giorni maschera cortisone antivirale antibiotico eparina, intervallati da numerosi fastidiosi buchi nei polsi per trovare l'arteria (unico test vero).

Finalmente una mattina. Sigor Andrea i suoi valori stanno andando benino quest'attrezzo ha funzionato le allentiamo la terapia.

Dite davvero? Ma certo non è contento? In questo caso la diffidenza è d'obbligo perché anche loro a domande usano molto il condizionale.

Sto migliorando sono a Figline ospedale covid ma meno intensivo, sono debole cura: ossigeno cortisone controlli parametri tutto a scalare, piano piano ne sto uscendo. Bravissimi questi sanitari gentili e sempre presenti (tutte vere le lodi).

Chi mi ha dato la forza? In primis il carattere della Mirella che ci ha sempre insegnato, amore, fiducia, comprensione e mai astio invidia o rabbia. Quest'attrezzo che mi ha permesso di essera in contatto col mondo, ma in particolare con la mia meravigliosa famiglia.

E tutti quelli (e siete veramente tanti) che con telefonate Facebook messanger WhatsApp mi avete fatto sentire il vostro calore un grazie di cuore davvero a tutti. Un grazie anche a quei 2o3 cepperelli che con le loro cazzate mi hanno fatto ridere anche nei momenti no. Loro sanno chi sono.

Sono a Figline con il mio amico Ciro subentrato dopo due ore a Giulio, appena entrato mi disse: qui dimettono abbastanza alla svelta, ero al pronto soccorso non c'erano posti letto, dopo un ora me l'hanno trovato subito.

Io non gli ho ancora detto nulla.

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