Bologna. Il vento rompe pala eolica. E se succedesse in Mugello?

Redazione OK!Mugello

Bologna. Il vento rompe pala eolica. E se succedesse in Mugello?

Bologna. Il vento rompe pala eolica. E se succedesse in Mugello?
15/01/2014

eolicoNella notte di Natale il forte vento ha spezzato una pala eolica all’impianto di Camugnano (Appennino bolognese). E il comitato contro l’eolico sul Monte Gazzaro si domanda: e se avvenisse in Mugello? Negli impianti progettati? Ecco la loro nota:

Nella notte fra Natale e Santo Stefano, e quasi in contemporanea con un’analoga rottura all’impianto di Camugnano (sull’Appennino Emiliano in provincia di Bologna), si è spezzata una delle due pale eoliche installate al Passo della Raticosa nel Comune di Firenzuola. Tirava un vento a circa 130 chilometri all’ora e uno dei due bracci della pala si è rotto come un fuscello, andando a cadere a pochi metri dalla strada statale della Futa.

La prima domanda che ci siamo fatti – dicono al “Comitato Monte Gazzaro-no eolico selvaggio” – è stata: e se capitasse all’impianto del Peglio o a quello che vorrebbero costruire sul crinale appenninico nei pressi della Futa, con i bracci delle pale lunghi 30 metri e piú? È vero che le grandi pale hanno molteplici meccanismi di sicurezza che bloccano il movimento quando la velocità del vento può diventare pericolosa. M è vero che anche le macchine più piccole, come quelle della Raticosa e di Camugnano, hanno meccanismi di arresto in caso di pericolo. Ma questi dispositivi possono non funzionare, anche perché – come sembra sia successo alla Raticosa – non sono rare raffiche improvvise di vento a una velocità doppia di quella media fino a quel momento. Rotture e addirittura crolli devastanti di grandi pale eoliche – anche se molto rari – ce ne sono stati e sono documentati.

Per una strana coincidenza, pochi giorni prima degli incidenti della Raticosa e di Camugnano, Hergo Wind – la società che ha proposto e progettato l’impianto eolico del Gazzaro – ha presentato una documentazione integrativa al progetto. Il Comitato è riuscito a prenderne visione soltanto pochi giorni fa e – altra coincidenza – fra i documenti ha trovato una relazione dal titolo significativo: “Verifica balistica rottura pala”.  Già il termine “balistica” evoca armi e artiglieria, strumenti di distruzione. Una pala eolica, in caso di rottura, può trasformarsi in un’arma micidiale. E proprio per questo  i progetti per i grandi impianti deve essere“valutata la gittata massima degli elementi rotanti in caso di rottura accidentale”, e si deve prevedere e calcolare le traiettorie di parti del macchinario per individuare così le aree a rischio intorno ai generatori. 

Siamo andati a guardare questi dati relativi all’impianto proposto sul Gazzaro. è previsto il fermo dell’aerogeneratore ogni qualvolta la velocità del vento superi i 25 m/s (90 km/h), ma nel caso – ripetiamo, raro ma possibile –  che i meccanismi di sicurezza dovessero non funzionare e la pala dovesse rompersi mentre gira alla velocità massima (31 giri al minuto) parti di essa potrebbero essere scagliate a una distanza di circa 185 metri. Se consideriamo che le sei pale previste sul Gazzaro sono collocate sul sentiero di crinale (Grande Escursione Appenninica – Via degli Dèi) per una lunghezza di circa 1200 metri e sono distribuite in modo piuttosto omogeneo ad una distanza l’una dall’altra che varia tra circa 170 m e 250 metri lineari, l’area a rischio si estenderebbe  su una fascia lunga circa 1600 metri e larga oltre 350. Inoltre, i frammenti della pala danneggiate quasi sicuramente raggiungerebbero le pale vicine danneggiandole a loro volta. La zona è molto lontana da abitazioni e interdetta al traffico veicolare, ma… sulla “Via degli Dèi” transitano ogni anno dai 5000 agli 8000 escursionisti, quasi sempre in gruppo.  Un bel “traffico pedonale”!

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2 commenti

  1. Ermanno Cassinelli ha detto:

    Voi detrattori di tutto e di più perchê non provate a pensare a quante tonnellate di petrolio quella pala che si é spezzata ha fatto risparmiare in termini di produzione di energia.
    Chiedersi se succedesse in Mugello? Siamo cosį scarsi tecnologicamente da non poterla riparare?
    Se si rompe una pala si potrà danneggiare il terreno sottostante perchè la forza del vento non la trasporta lontano e mi risulta che nei pressi delle pale eoliche non vi sono delle abitazioni.
    Peraltro pale simili sono state posizionate in località abitate ( Pontedera ) per rimanere sempre in Toscana e non mi sembra che ci siano state delle situazioni di rischio per la popolazione.
    Solo le persone di scarsa visione del futuro non ammettono che l’eolico non deve essere sfruttato e nel Mugello mi sembra che ce ne sono parecchie e pen guidate.

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