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Accade, in questi giorni intensi di festa, che un cittadino di Scarperia (Roberto Cartacci, che a Scarperia è stato anche candidato sindaco per il Centrodestra) affidi alla rete il suo sfogo per il fatto che le bambine non possono partecipare ai giochi del Diottino (è possibile leggerlo qui sotto). A lui risponde Fiammetta Capirossi (chiamata in causa nella lettera) precisando che tale regola discende dal tentativo di rendere la rievocazione realistica e coerente con i tempi cui si riferisce. E spiegando che, comunque, per le femmine…

Ma ecco i due interventi. La lettera:

Da anni a Scarperia viene celebrato il ” Diottino “, che permette anche ai bambini di cimentarsi nella rievocazione dei giochi medievali. Ed è sicuramente un evento ricco di partecipazione, con bambini entusiasti di giocare, bambini che aspettano tutto l’anno quel momento per poter dimostrare quanto si sono allenati.

Il problema fondamentale è che parliamo solo di bambini e per bambini, intendo solo bambini maschi, perché le bambine non sono ammesse a questi giochi.

Riguardo alla questione mi sono informato, avendo una bambina che avrebbe voluto partecipare all’evento insieme ad i suoi amici maschi, ma mi è stato detto dalla Signora Fiammetta Capirossi che mia figlia non avrebbe potuto giocare poiché femmina.

La cosa non solo mi pare assurda dal punto di vista egualitario ed educativo, cosa le dico a mi figlia ? “Non puoi giocare perché sei una bambina” Questa non è certo una risposta che può accettare una bambina nata in una società dove si è lottato molto per le pari opportunità.

Per lo più la questione mi pare assurda dal momento in cui le bambine possono suonare gli strumenti nel corteo. Il Diottino è un gioco e come tale dovrebbe essere preso, dovrebbe insegnare ai bambini a giocare in squadra, a condividere le sconfitte e le vittorie, non dovrebbe far passare loro il messaggio che ” le bambine non giocano, possono giocare solo i maschi”.

Risponde Fiammetta Capirossi:

“Noi siamo rievocatori storici e cerchiamo di fare il più possibile per essere plausibilmente più veritieri. Come saprai bene… le donne nel rinascimento non potevano fare niente! O le mogli e stavano in casa o le monache e stavano nei conventi. Nessun ruolo importante era attribuito ad una donna”

E Capirossi parla ancora di ‘polemica sterile’ in quanto ‘cerchiamo solo di ripercorrere la storia’. Per quanto riguarda il Diottino vi sono le solite regole del Diotto per cui giocano i maschi.

E spiega che spesso per le bambine si trova la soluzione di far loro svolgere il ruolo di capitano o di inserirle nel gruppo dei musici. E precisa di non svolgere particolari ruoli dirigenziali all’interno della festa. Precisando: “Sono solo una che si mette a disposizione del paese da 32 anni”.

Nella foto: bambine in costume assistono al palio del Diottino (fonte sito internet della Pro Loco di Scarperia)

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4 Commenti

  1. Per la serie “facciamo polemica”: non capisco il voler per forza riportare il tutto ala lotta per le pari opportunità, la “differenza di genere” ecc. La spiegazione di Capirossi poteva essere più generica: ci sono giochi per maschi e giochi per femmine. Punto. Se il palio del diotto è sempre stato disputato da maschi, ai genitori delle femmine deve bastare. I genitori devono far fare tutto ai figli, pena dovergli spiegare il “perché no”. Questa pena è facile da risolvere: basta dire alla bambina che ci sono giochi da maschi e giochi da femmine. Per fortuna il medioevo è alle spalle, le donne non stanno più solo in casa o in convento. Però le femmine restano femmine e i maschi restano maschi. Mi viene da ridere a pensare se quando ero piccolo un genitore avesse scritto una lettera al giornale perché alla sua bambina non veniva concesso di giocare a pallone in mezzo alla strada dai bambini. E visto e considerato che ho la stessa età del “protestante”, se ne dovrebbe ricordare che son sempre esistiti giochi da femmine e giochi da maschi. E che quando facevamo giochi da maschi, non le volevamo le femmine in squadra, perché ci facevano perdere e “rompevano”. E le femmine non volevano i maschi nei loro giochi per le stesse ragioni. Ma eravamo bambini, ce ne fregavamo delle quote rosa e delle pari opportunità. Non c’entrava il razzismo e le discriminazioni dei grandi. Eravamo solo bambini e bambine.

  2. Nel medioevo i bambini non partecipavano attivamente a questo tipo di giochi (Il Diotto) semplicemente perché a livello sociale i bambini come le bambine non contavano, erano marginali. Bambini e bambine giocavano, tra di loro in cortile, in casa o in giardino, a volte insieme a volte separati.Che facciamo mandiamo i bambini a nanna o zitti e buoni a guardare (anche i bambini maschi) e facciamo giocare solo uomini adulti e ritorniamo fedeli al medioevo?

  3. Sarebbe anche l’ora di tornare non dico al medioevo ma agli anni 60/70. Quando i bambini (e i ragazzi…) non potevano uscire dopo cena, e i genitori non portavano i passeggini agli aperitivi, agli after hour o in discoteca. Quando se le bambine tentavano di uscire in minigonna minimo prendevano due schiaffi dalla mamma. E quando i bambini dicevano parolacce o si comportavano in malomodo prendevano i Nocchini anche dagli sconosciuti e dovevano stare zitti. Se uguaglianza e parità vuol dire far fare ai bambini quello che fanno i grandi ( e i genitori sono la causa di questo) allora VIVA IL MEDIOEVO.

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