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A seguire una lunga nota del Comitato di Massorondinaio che ripercorre le varie fasi dell’annosa questione dell’impianto di conglomerato bituminoso situato a San Piero a Sieve a seguito della revoca dell’autorizzazione disposta dalla Regione Toscana.

Il Comitato di Massorondinaio è un’associazione spontanea di cittadini di San Piero a Sieve interessati a tutelare l’ambiente, la propria salute e quella altrui poiché, come sempre ci piace ricordare agli abitanti del Mugello, l’aria non ha confini. La sua costituzione risale a circa un anno fa come inevitabile conseguenza del disagio provocato da emissioni moleste avvertite soprattutto nelle zone limitrofe l’impianto di conglomerato bituminoso sito in località Massorondinaio. Quest’ultimo oltre ad essere localizzato in area a forte densità abitativa, si trova a ridosso di un parco pubblico nonché nelle immediate vicinanze di impianti sportivi e ricreativi.
Le maleodoranze si espandono anche nel centro del paese, scuole comprese, come dimostra la lettera inviata dal Consiglio Scolastico al Sindaco del Comune di Scarperia e San Piero in data 24 gennaio 2018 per chiedere chiarezza sui rischi per la salute causati dall’inalazione frequente di bitume.

Come cittadini abbiamo fatto ricerche in merito a ciò che non ci pareva affatto essere solo innocuo vapore acqueo né paragonabile ad odore di pizza così come dichiarato ad Arpat dalla ditta B. S.p.A.. Ed ecco ciò che abbiamo appreso circa la componente di interesse ambientale lavorata nell’impianto di Massorondinaio: il bitume.
E’ sostanza definita in “Vademecum per il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle opere di asfaltatura”, Regione Lombardia, 2006 come segue: “si tratta di un materiale legante di origine naturale o proveniente dalla lavorazione del petrolio, contenente composti organici di origine prevalentemente idrocarburica, con tracce di zolfo, azoto, ossigeno, nichel, ferro e vanadio“. Il bitume è una sostanza ai fini del regolamento REACH con una sua identità chimica soggetto a registrazione presso Agenzia Chimica per l’Ambiente. Allo stato non è classificato come pericoloso dalle norme armonizzate europee ma soggetto ad obblighi, come la necessità di scheda di sicurezza, in funzione di aspetti di pericolosità insiti nel suo utilizzo lavorativo.
Infatti nella fase di miscelazione del bitume e degli inerti per produrre quello che popolarmente chiamiamo asfalto, il bitume a caldo, cioè in seguito a processo del suo riscaldamento, produce componenti idrocarburiche bassobollenti principalmente costituite da IPA considerati cancerogeni certi o sospetti tali, pur con alcune differenze nei livelli espositivi, anche l’esposizione ad altri gas derivanti dal suo riscaldamento determina dei rischi, tra questi quello più significativo è l’idrogeno solforato, gas di elevata tossicità acuta e con bassa soglia olfattiva.

Il Comitato di Massorondinaio ha poi appreso la notizia del provvedimento di Revoca di autorizzazione emesso dalla Regione Toscana nei confronti di questo stabilimento.
Ha letto con soddisfazione che Arpat ha informato su ciò che significa in termini di salute respirare emissioni odorigene di bitume, che non sono affatto solo vapore acqueo, innocuo, ma sono a base idrocarburica come da sempre da noi sostenuto.
La Revoca di autorizzazione è stata motivata dalla presenza di una fonte emissiva di fumi bituminosi connessa all’operazione di movimentazione del conglomerato bituminoso a caldo. Si tratta di un’emissione diffusa/fuggitiva ovvero non convogliata, il cui convogliamento a sistemi di abbattimento con filtri era già stato richiesto alla ditta dalla Regione Toscana con diffida del 30/05/2018 in adempimento degli obblighi previsti dalla normativa e prescritti in autorizzazione unica ambientale.

Nell’atto di Revoca la Regione Toscana attesta che l’impianto di conglomerato bituminoso non ha ancora provveduto all’eliminazione delle emissioni diffuse contestate nella diffida della Regione. Sempre in Revoca si cita e si discute il progetto di mitigazione ambientale presentato dai gestori dell’impianto per il convogliamento delle emissioni diffuse i cui contenuti non sono stati ritenuti idonei, Arpat infatti indica “la documentazione presentata continua ad essere completamente carente degli aspetti tecnici inerenti le caratteristiche tecniche del sistema del convogliamento proposto”. Inoltre in questo progetto manca la tempistica con la quale verrebbe realizzato, nè è prevista alcuna soluzione per risolvere il problema nel periodo attuale fino alla sua realizzazione.

Da evidenziare però che questo progetto ha ottenuto l’autorizzazione paesaggistica dal Comune di Scarperia e San Piero. Già alcuni mesi fa in un articolo de La Nazione veniva riportata la dichiarazione del Sindaco Federico Ignesti a proposito di una “sollecitazione rivolta all’azienda di presentare un progetto di miglioramento concordato con il nostro ufficio tecnico, proprio con queste finalità” riferendosi alla necessità di conciliare le necessità occupazionali con quelle del rispetto ambientale e di salute. Questo progetto è purtroppo risultato non risolutivo della situazione secondo il parere di Arpat.

Vogliamo sperare invece che la nostra amministrazione comunale verifichi a dovere che l’impianto ottemperi a quanto disposto dalla Regione ovvero cessi l’attività di produzione del conglomerato bituminoso perché questo prevede l’atto di Revoca della Regione.

Vogliamo sperare inoltre che in futuro venga risolto dal settore edilizia ed urbanistica l’annoso problema delle scelte di sviluppo territoriale che hanno permesso la contiguità a San Piero tra aree industriali e residenziali, così come affermato da Arpat il 3/04/2018 in un suo comunicato ed Asl competente con nota del 27/07/2011.
Aspetto su cui mantenere l’attenzione saranno inoltre eventuali richieste di estendere l’attività anche a quella del recupero del fresato ricavato dal rifacimento del manto stradale usurato che renderebbe la questione della produzione di conglomerato bituminoso in zona abitata ancora più controversa e, a nostro avviso, andrebbe preceduto da una valutazione di impatto ambientale (VIA) al quale l’impianto non è mai stato assoggettato.

Il Comitato intanto, sempre vigile e attivo, era presente con alcuni suoi esponenti all’udienza pubblica del TAR del 31 ottobre 2018 nella quale è stato discusso il ricorso della ditta B. S.p.A. contro la Regione Toscana riguardo la richiesta della società di voltura parziale dell’AUA di cui al Decreto Dirigenziale n. 9705/2017 per quanto concerne:

  1. affitto del ramo di azienda relativo al solo impianto di conglomerati bituminosi già della ditta P. S.r.l.;
    2. scorporo a proprio favore delle emissioni canalizzate A1 (Fumi originati da forno di essiccazione degli inerti con eventuale utilizzo di fresato) e T1 (impianto termico alimentato a metano);
    3. convogliamento all’impianto di depurazione della P. S.r.l., attraverso scarico consortile

A breve sapremo la sentenza in merito a tale ricorso.

Facciamo presente che cittadini in questo ricorso non erano intervenuti ma ci teniamo a sottolineare che saranno presenti ad Opponendum nel ricorso della B. S.p.A. contro il provvedimento di diffida della Regione e saranno presenti anche nell’eventuale ricorso che la B. andrà a fare contro l’atto di Revoca.

Questo per ricordare che i cittadini vogliono far sentire la loro voce anche in Tribunale.

Aspettiamo quindi di sapere se la ditta B. S.p.A. procederà al TAR, oltre che contro il provvedimento di Diffida, anche contro il provvedimento di Revoca.
E allora cittadini tutti uniti a sostenere coloro che si costituiranno ad Opponendum a fianco della Regione Toscana! Massorondinaio è San Piero!

Comitato di Massorondinaio

Preleva qui il Decreto di Revoca dell’autorizzazione emesso dalla Regione Toscana

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