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Franco Baggiani“Senza di lui non sarei potuto diventare l’uomo e l’artista che sono”. Franco Baggiani, trombettista e compositore fiorentino, dedica alla memoria del papà Giuseppe, recentemente scomparso, il suo ultimo album uscito proprio in questi giorni. Italian Style, Franco Baggiani & Florence Art Orchestra, “E’ un lavoro che ripercorre la mia lunga carriera, unendo per la prima volta insieme i generi e gli stili che ho sperimentato in quasi trent’anni di concerti e incisioni, dal free di Think, all’avanguardia creativa di Florentine Sessions, passando attraverso il funk di Cinquide e la fusion di Smooth”.
Autore poliedrico e versatile, Baggiani ha da sempre fatto della sperimentazione il suo cavallo di battaglia. “Per questa nuova avventura – spiega – ho chiamato a raccolta dieci fra i migliori musicisti jazz attivi sulla piazza, di cui ben 6 percussionisti. Il mio scopo è quello di creare, lungo il percorso delle otto tracce e della suite centrale presenti nell’album, una jungla sonora che catturi letteralmente l’ascoltatore, trasportandolo in una dimensione acustica del tutto inaspettata”.

Arrangiatore di numerose partiture, per gruppi e big-band, nonché di colonne sonore per il cinema e la televisione, Baggiani ha sempre prediletto però un certo tipo di musica, dedicando la sua carriera alla pura ricerca. “Non sono un compositore mainstream, e questa cosa mi piace. Non ho mai amato andare sul sicuro scrivendo pezzi commerciali. Se cedessi a questa tentazione non potrei più fare avanguardia. Negli anni ’80 ho iniziato prendendo come modello il jazz elettronico di Miles Davis, oggi ho superato persino quella dimensione diventando un trombettista per mille motivi non catalogabile”.

Proprio questo aspetto di innovazione ha reso il nome di Baggiani molto più conosciuto nel nord Europa e in paesi come Canada, Inghilterra, Germania, Israele, che non in Italia “Dove – prosegue il musicista fiorentino – trovare spazi adeguati per proporre un certo tipo di lavoro diventa sempre più difficile. Pensiamo a Firenze, che soltanto vent’anni fa era una fucina jazz incredibile, con ben cinque club operanti a pieno regime e nomi del calibro di Flores, o Bollani che ha suonato nella mia band agli inizi della sua carriera. Oggi di tutto quel meraviglioso mondo non rimane più nulla, ogni cosa è sparita in nome dell’azzeramento culturale”.

C’è una punta di rammarico nella voce del trombettista toscano, che prosegue denunciando ciò che sta dietro le quinte. “Viviamo in un’epoca di regressione e imbarbarimento, questo è un dato di fatto, vengono organizzati grandi eventi fini a se stessi, macchine oliate a puntino solo per muovere soldi grazie allo specchietto per le allodole dei grandi nomi”.

Secondo Baggiani manca, per chi fa della discografia e della musica in generale il proprio mestiere, la voglia di rischiare e giocarsi il tutto per tutto. “La politica in primis – ci dice – è totalmente assente, gli stessi artisti non assumono un atteggiamento radicale ma preferiscono chinarsi alla logica del mercato, gli impresari badano al solo profitto senza investimenti azzardati.

Risultato, Firenze, che rimane il mio primo punto di riferimento, è diventata l’apoteosi del nulla, fatta eccezione per progetti interessanti come il Musicus Concentus o spazi come la Flog. Oggi girano per la città troppi ortolani della musica, passatemi il termine, discografici e politici capaci di vendere ortaggi piuttosto che arte e cultura”.

A dimostrazione di questa passione e della voglia di cambiare che lo anima nel profondo, Baggiani ha già in cantiere nuovi progetti, come l’album Trumpet Solo, “Dove fonderò in due canali altrettante mie improvvisazioni, nello spirito dello sperimentalismo più puro”, o Nat-Go! “bell’idea di indagine poetica che si estende all’arte contemporanea in generale. Perché la musica – conclude – è qualcosa che se non sentissi dentro così nel profondo, non potrei nemmeno alzarmi al mattino”.

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