Pubblichiamo un interessante contributo della Dott.ssa Francesca Celli, Psicologa e Psicoterapeuta per problemi cognitivo comportamentale dei bambini, che svolge attività professionale presso lo studio Bioscienze Infanzia a Borgo San Lorenzo.

Quell’emozione chiamata rabbia
La rabbia, secondo Novaco, è una risposta emotiva ad uno stimolo considerato dalla persona come provocatorio, si attiva quando valuta un evento come un ostacolo al perseguimento di un proprio obiettivo, oppure quando ritiene di avere subito un danno o un torto.

È un processo che si svolge in alcune fasi (inizio, durata, attenuazione) cui si accompagnano modificazioni fisiologiche e comportamentali.

Le modificazioni fisiologiche consistono nell’accelerazione del battito cardiaco, aumento della tensione muscolare, sensazione soggettiva di calore e di irrequietezza, esse sono dovute all’attivazione del sistema nervoso autonomo e servono per predisporre l’individuo all’azione.

La sua funzione è quella di avvisarci della presenza di una minaccia alla nostra autostima, alla nostra immagine sociale, e alla possibilità di essere vittima di un’ingiustizia. L’intensità e la durata aumentano quando la persona si accorge di avere pochi strumenti per fronteggiare gli eventi che l’hanno generata.

La rabbia, inoltre, è più intensa quando a scatenarla sono persone alle quali vogliamo bene e questo avviene per tre motivi:

  • temiamo maggiormente che ci abbandonino
  • c’è maggiore confidenza e minore controllo dell’aggressività
  • ci interessa maggiormente ottenere una modifica del loro comportamento

La rabbia è un’emozione di base che tutti proviamo e che ha una funzione adattiva, diventa patologica quando la sua manifestazione compromette le relazioni sociali e spinge a compiere azioni dannose verso persone oppure cose.

LA RABBIA NEI BAMBINI

La rabbia è un’emozione comune anche nei bambini. Di fronte alla rabbia del bambino spesso i genitori devono gestire e contenere non solo le reazioni del figlio, ma anche le loro: le sue intemperanze nel genitore risvegliano insofferenza, nervosismo, impotenza, in poche parole altra rabbia e un senso di smarrimento.

L’importante è non lasciarlo mai solo in balia di ciò che sente, perché un bambino, a differenza dell’adulto, ha meno strumenti per controllare o esprimere in forma adeguata le sue emozioni.

La rabbia nel bambino ha anche dei connotati positivi e funzionali:

  • È una forma di autoaffermazione: che si ribelli, in modo anche esagerato, è la prova che tiene a se stesso e non sopporta di subire. Se ben incanalata, lo può aiutare a farsi rispettare, a non cedere ai soprusi e alle umiliazioni.
  • È uno strumento per comprendere i suoi limiti: attraverso le prove di forza con i genitori, il bambino capisce i suoi limiti e, dando sfogo all’aggressività, prende coscienza di quanto danno può fare agli altri.
  • È una richiesta di amore: talvolta il reale motivo è una ricerca di attenzione e comprensione.

Messaggio che non va ignorato o represso ma accolto, altrimenti l’aggressività rischia di crescere fino a esplodere in modo vulcanico.

PRENDERLO CON LE BUONE O CON LE CATTIVE?

I genitori di fronte alle manifestazioni di rabbia del bambino si chiedono: “che fare?”

Prenderlo con le buone o assumere una posizione di forza? Dipende, ma una cosa è certa: se accettiamo noi per primi le sue emozioni, imparerà ad accettarle anche lui.

Quel che i genitori possono fare è insegnare al bambino a elaborare strategie per incanalare meglio la collera e disinnescare da soli le risposte negative di questa potente emozione fin dalla più tenera età.

Come? Innanzitutto, mettendosi in ascolto delle sensazioni del piccolo, dando loro un senso, volendo anche un nome. Così facendo lo aiutiamo a sviluppare la sua intelligenza emotiva. Poi bisogna anche proporre al bambino modi alternativi per ottenere ciò che vuole imparando a tollerare le frustrazioni. E infine, in alcuni casi, occorre anche contenere gli eccessi incontrollati con delle regole che comunicano a nostro figlio sicurezza. Il cervello del bambino, soprattutto nella prima infanzia, ha una notevole capacità di adattarsi e di apprendere.

COME GESTIRE LA RABBIA DEI BAMBINI: ALCUNI SUGGERIMENTI PRATICI

  • Mantenere la calma: contenere il bambino in un luogo sicuro mentre sfoga la rabbia, senza rimproverarlo o urlargli contro, ma attendere con pazienza che si calmi da solo.
  • Avvicinarsi a lui : questo lo rassicura. Inutile, però chiedergli il perché della sua rabbia specie se è molto piccolo: non saprà dircelo. Meglio usare una frase del tipo “so che sei arrabbiato, andiamo in cameretta a calmarci un po’?”
  • Insegnarli altri modi per esprimere la collera: “Quando urli così, la mamma fa più fatica a capire cosa dici, la prossima volta proviamo a non gridare?”.
  • Sbollita la rabbia, riparlarne: una volta sbollita la rabbia si può chiedere al bambino cos’è che lo ha turbato a quel punto: “Ora dici alla mamma perché ti sei arrabbiato in quel modo?”.

Errori comuni da evitare sono:

  • Arrabbiarsi: è umano, ma non è un modo funzionale di gestire la rabbia nel bambino in quanto fa perdere il genitore di autorevolezza mettendosi sullo stesso piano e rinforza il comportamento problematico.
  • Cercare di farlo ragionare: troppe parole rischiano di non essere efficaci, meglio un messaggio chiaro e breve che riporti alla regola.
  • Prenderlo in giro: in questo modo si sentirà umiliato anche dalle persone da cui si aspetta rispetto.

Se la rabbia nel bambino o nell’adulto diventa troppo frequente e intensa può essere utile rivolgersi ad un esperto per valutare strategie specifiche per gestire il problema e migliorare la propria qualità di vita.

Dott.ssa Francesca Celli – cellifrancesca.psico@gmail.com


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