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La nuova mappa di pericolosità sismica di Enzo Boschi, pubblicata su “Il Foglietto” n° 23 del 12 luglio 2018 ci deve far riflettere.

Un estratto: Il 3 luglio, alle 21:36, Carlo Meletti, sismologo della sezione INGV di Pisa, ha scritto il seguente tweet: “@CarloMeletti In attesa del nuovo modello di pericolosità sismica dell’Italia: ne ho parlato con @Max_Stucchi”. Al tweet è associato un testo con una serie di domande di Massimiliano Stucchi, già direttore della sezione INGV di Milano, e le risposte di Meletti che consente di farci un’idea delle caratteristiche e delle novità rappresentate dal nuovo modello. La cosa mi ha incuriosito. Ho chiesto allora a Meletti, anch’io con un tweet, mezzo utile per le discussioni a distanza, se il nuovo modello di pericolosità teneva conto anche dei gravimoti. Il termine gravimoti, nasce dal modo di interpretare le scosse sismiche di tipo estensionale, come sono quasi tutte quelle che si verificano sui nostri Appennini. È stato proposto dall’attuale presidente INGV. Considerare i terremoti come gravimoti non è una questione semantica. Mette in discussione il modo, sperimentalmente verificato e universalmente accettato dalla comunità scientifica internazionale, di rappresentare la fisica dei processi che si verificano alla sorgente sismica.

(Il resto: La nuova mappa di pericolosità sismica)

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