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“Allora, veniamo al resoconto ciclistico della giornata di oggi, domenica primo novembre, giornata che se non guardassi il calendario, penserei fosse aprile. Un tiepido sole infatti scalda già alle otto del mattino questa giornata di Tutti i Santi, facendomi uscire, forse per l’ultima volta, in abbigliamento estivo”. Inizia così il nuovo bel racconto ciclistico del nostro collaboratore Guglielmo Braccesi. Ecco il resto:

Ma non tutti hanno interpretato uniformemente il clima, infatti si va dalla mia divisa estiva, all’invernale del meccanico, passando per mille divise da mezza stagione. Direzione Dicomano, con il Capitano che si sbilancia fin dall’inizio sul percorso che ha in mente. Celle, vetta di Monte Giovi e Le Comunanze. Bel percorso, a tratti anche impegnativo, per una cinquantina di chilometri stimati. Partiamo allegramente, con una bella tirata sulla ciclabile fino a Ponte a Vicchio.

Lo scout, leggermente attardato, ci comunica che è stato chiamato da Gabriele che, arrivato all’appuntamento in ritardo, ci sta venendo a raggiungere. Aspettarlo sarebbe la scelta più logica, ma anche banale e la buona dose di amichevole cattiveria che ci contraddistingue ci consiglia di non rallentare troppo, anzi, di farlo rientrare fino a farci vedere, per poi allungare sadicamente e, come dice qualcuno, di farlo arrivare all’inizio della salita, già bell’e cotto.

In fondo vogliamo tutti bene a Gabriele per fortuna, figurarsi se non gliene volessimo. Ma Gabriele è un osso duro e per fiaccarlo ci vuol ben altro… Iniziamo la salita di Celle con il Capitano che, mosso a compassione, resta in fondo al gruppo ad aspettare il ritardatario. Oggi è proprio Tutti i Santi perché il Capitano in versione compassionevole non l’avevo mai visto. In vetta alla prima salita, dove c’è il monumento ai partigiani ci raggruppiamo, con lo scout che, come da tradizione arriva “ultimo perché deve aspettare il penultimo”.

Beh, chi mi legge per la prima volta o non frequenta il gruppo di Quelli della Domenica, non può capire una delle più belle massime del Capitano, non nuovo a coniare frasi al limite della Legge Basaglia, quella sul disturbo mentale. Una volta raggruppata l’allegra brigata, il cacciatore appostato dietro al monumento, in attesa delle sue prede, tira un respiro di sollievo, anche se avrei immaginato che avrebbe tirato più volentieri una bella fucilata nella schiena di qualcuno di noi, visto il chiasso che siamo riusciti a fare in quei pochi attimi di stop.

Un po’ di sali scendi e poi iniziamo la lunga salita per Monte Giovi dove Il Presidente ed il Capitano lanciano subito un ritmo sostenuto e la lunga salita, anche se non troppo ripida, fa allungare abbastanza il gruppo. Alla bottega di Monte Giovi, il focolare acceso, invita un po’ tutti ad una breve sosta rifocillatrice, con il buon caffè della Giulia (per offrirlo Gabriele e Stefano A. si sono quasi litigati). Entrambi compiono gli anni, mi sembra 24 uno e 28 l’altro…

Ripartiamo per raggiungere la vetta di Monte Giovi, per la via più ripida ovviamente, ma oggi il terreno consente una buona trazione, per cui riusciamo a pedalarlo fino in cima. Dalla vetta si ammira un panorama mozzafiato, spaziando dalle colline senesi al Pratomagno, fino a tutta la cresta appenninica. Ma il vento di tramontana che soffia impetuoso, non ci consente una sosta prolungata, costringendoci a ripartire su una delle più belle discesa in single track della zona.

Oggi la forcella mi sembra non lavori bene ed il davanti della mia bici è piuttosto instabile ed anche se sono abbastanza veloce in discesa, mi accorgo che spesso perdo l’anteriore in modo assai pericoloso. Ed infatti in uno dei tratti più pendenti mi prodigo in una bella capriola, fortunatamente senza conseguenze, ma con la lapidaria frase di Davide: ti sei avvolto come un riccio, plastico però… Scendiamo Collefertile per deviare poi per Le Comunanze e per raggiungere poi Sagginale, dove con i miei amici ci dividiamo. Loro proseguono per Borgo, io sono arrivato…
Guglielmo Braccesi

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Direttore responsabile della testata giornalistica OK!Mugello.