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Nei giorni scorsi OK!Mugello ha pubblicato la lettera di un lettore (clicca qui) che poneva una lunga serie di questioni (anche tecniche e specifiche). Ora da Publiacqua arriva questa nota di risposta. La pubblichiamo in versione integrale nella speranza di contribuire a fare almeno un po’ di chiarezza: In merito alla lettera del vostro lettore pubblicata oggi e relativa alle tariffe applicate da Publiacqua ed al fine di far chiarezza sulla questioni in essa contenute, vogliamo precisare alcuni punti:

1) Facciamo presente che l’ Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, in breve ARERA, è l’Autorità nazionale di controllo e regolazione su elettricità, gas e servizio idrico. E’ l’autorità che fissa, a livello nazionale, l’articolazione ed il metodo tariffario che poi i gestori, come Publiacqua, hanno l’obbligo di applicare; l’Autorità è un organo collegiale costituito dal Presidente e da quattro membri nominati con decreto del Presidente della Repubblica. La procedura di nomina prevede il parere vincolante, a maggioranza dei 2/3 dei componenti delle Commissioni parlamentari competenti, sui nomi proposti dal Ministro dello Sviluppo economico d’intesa con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e approvati dal Consiglio dei Ministri;

2) Il provvedimento di ARERA non prevede nessun aumento tariffario ma semplicemente una nuova articolazione tariffaria secondo cui vengono calcolate le bollette dell’acqua. L’Autorità di Regolazione per l’Energia Reti e Ambiente lo ha deciso con Deliberazione n. 665, emanando il Testo Integrativo Corrispettivi Servizi Idrici (TICSI). Un testo che l’Autorità Idrica Toscana ha adottato il 1 agosto scorso approvando la nuova struttura dei corrispettivi 2018 che sarà applicata retroattivamente dal 1 gennaio 2018.

3) E’ chiaro quindi che dietro la modifica dell’articolazione tariffaria non c’è “alcun colpo di coda volto a monetizzare” in vista di un ritorno a gestione pubblica, come affermato dal vostro lettore, ma l’applicazione di una norma nazionale che vale per tutta Italia.

4) I cambiamenti più rilevanti rispetto alla vecchia articolazione tariffaria riguardano il cosiddetto uso domestico residente in quanto, come anticipato, introduce il numero di persone del nucleo familiare come componente fondamentale di calcolo della tariffa. Con la nuova articolazione i mc attribuiti allo scaglione tariffario agevolato sono proporzionali al consumo minimo vitale annuo definito dall’ARERA in 50 litri/abitante/giorno (ovvero 18,25 mc all’anno individuato come quantitativo minimo vitale necessario per soddisfare i bisogni essenziali) moltiplicato per il numero dei componenti della famiglia.

5) L’introduzione del numero di componenti familiari nel calcolo dello scaglione tariffario è stato effettuato per tutelare le famiglie numerose ed evitare che i loro consumi finissero negli scaglioni più alti a parità di consumo medio. E’ una norma quindi finalizzata ad eliminare una distorsione presente nel precedente sistema tariffario per cui una famiglia numerosa, ma con la stessa propensione al consumo media di una famiglia con un numero di componenti inferiori, rischiava di pagare bollette sensibilmente più care perché rientrante nelle fasce tariffarie più alte.

6) La nuova articolazione non determina alcun aumento. Una famiglia media che consuma 110 mc pagava 250 euro (più Iva) nel 2017 e paga 249 euro (più Iva nel 2018).

7) L’incremento a cui fa riferimento il vostro lettore potrebbe riguardare utenze che hanno consumi fino a 60 mc che verrebbero a pagare 40 o 30 euro in più a seconda che siano composte da uno o due membri rispettivamente. L’Autorità idrica ha però previsto che, in prima fase di applicazione della nuova normativa, la famiglia tipo sia considerata come composta da tre membri e che unicamente nel caso in cui l’utente segnali in numero maggiore di componenti, sia applicato il numero effettivo. In tale modo una famiglia che consuma fino a 60 mc ha oggi un risparmio di circa 40 euro rispetto al 2017.
L’ufficio stampa

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