Seggio a Barberino di Mugello
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Domenica 4 marzo, per me, in un piccolo seggio di provincia, primo voto politico. Alle 19.20 prendo parte alla coda femminile che dall’ingresso della scuola porta fino dentro al seggio elettorale.

La prima mezz’ora passa scambiando qualche battuta con le persone di fianco a me, esprimendo i soliti convenevoli che si dicono tra compaesani che si recano alle urne.

Già si sentono le prime considerazioni sulla lunga fila da affrontare, c’è chi: “è la terza volta che vengo qui, con la speranza di sfruttare il momento morto” e c’è chi invece si domanda il perché di tanta fila come questa volta.

Passa un’altra mezz’ora e seduta su una panca con ancora una ventina di persone davanti arrivano due donne in dolce attesa e una serie infinita di persone anziane, che ovviamente per cortesia la fila la saltano.

Alle 21 la situazione degenera, la fila raddoppia e ancora ci rimane misterioso il motivo per cui le donne, a differenza degli uomini, sono molte e molte di più.

Nel frattempo il brusio che siamo abituati a sentire di solito in coda ai seggi elettorali, si trasforma letteralmente in un assordante baccano di paesani che per la prima volta dopo tanto tempo si ritrovano.

Tra bambini impazienti, anziani stremati, c’è qualche personaggio del paese che ci intrattiene con delle “novelle” e si, a darci conforto c’era anche il priore.

Dopo due ora di fila, alle 21.20 entro nella cabina elettorale e finalmente anche io posso votare.
Beatrice Belli

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