Il Cippo che ricorda i martiri di Padulivo
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Come i lettori ricorderanno, dopo aver pubblicato un ricordo dell’eccidio di Padulivo in comune di Vicchio di Mugello (sabato 3 marzo 2018, con il ricordo di quando, per rappresaglia dopo l’uccisione da parte dei partigiani di un soldato tedesco, vennero trucidati, il 10 luglio 1944, 14 civili innocenti) ci furono molti interventi da parte dei familiari delle vittime. La cosa eclatante e drammatica nello stesso momento, fu la lettera che ci inviò dalla Germania il signor Biorn Luley, figlio del Capitano Luley che diede l’ordine di fucilare gli ostaggi di Padulivo. Il quale, con toni sommessi, chiedeva perdono ai congiunti di quei poveri disgraziati morti innocenti, per quello di orribile aveva commesso il padre.

Fra le tante lettere che commentarono questa presa di posizione del figlio del Capitano Luley, tutte pubblicate in evidenza, ci giunse anche la lettera della gentile Signora Roberta Menicucci  figlia di Aurelio, uno dei 14 martiri. La quale non conobbe mai il padre essendo nata dopo pochi giorni dell’eccidio (episodio che sconvolse per sempre la sua famiglia) e, chiudendo il suo intervento, scrisse, “dopo così tanti anni, quel trauma non è superato e le parole del figlio del tedesco che ordinò l’eccidio non mi hanno consolato, semmai hanno riacceso il dolore. Lui ha avuto un padre io no -“.

Purtroppo a distanza di tanto tempo le ferite non sono rimarginate, come quelle laceranti dei congiunti di Rolando Rivi, il quattordicenne seminarista che fu massacrato dai partigiani nelle campagne modenesi. Proprio in questi ultimi giorni, sia le emittenti televisive (non tutte), sia i quotidiani (non tutti), hanno scritto ed evidenziato (La Nazione una pagina intera), il martirio di questo ragazzino semimarista. Questo, sequestrato dai partigiani comunisti dopo avergli tolto l’abito talare fu sottoposto ad immaginabili torture, facendogli ingoiare olio bollente, uccidendolo poi a colpi di pistola.

Rolando Rivi

Fu beatificato da Papa Francesco il 15 ottobre 2015. L’altro giorno in una solenne cerimonia nella Pieve di San Valentino a Reggio Emilia, durante la Santa Messa in suffragio di questo ragazzino, la figlia del partigiano che uccise questo giovanissimo seminarista in dispregio alla sua fede, ha chiesto pubblicamente perdono ai parenti. addirittura andando sul pulpito della chiesa.

Si legge che furono momenti di grande commozione e di grande emozione, ma anche in questo caso la sorella Rossana, scrive “ – che pur apprezzando tanto il gesto della figlia, faccio fatica a perdonare il partigiano, che uccise il mio piccolo fratello-“, mentre altro cugino scrive , “ – accogliamo la figlia del partigiano come sorella e le concediamo il perdono -“.

Padulivo nel Mugello ( come del resto Crespino sul Lamone), con i suoi martiri e i loro congiunti, molti dei quali ancora viventi, con i loro dubbi e le loro giuste rivendicazioni contro i tedeschi che uccisero e contro i partigiani (che non dovevano commettere quello sbaglio pur sapendo che i nazisti sarebbero tornati indietro ad uccidere).

Ecco quindi i dubbi ma anche, a Monchio nel modenese, il perdono dei congiunti di Rolando Rivi, che nonostante le atroci torture a cui fu sottoposto, lui povero innocente non smise mai di sentirsi seminarista né di indossare l’abito talare.

Qualche amico ci ha detto che abbiamo del coraggio in questo territorio nello scrivere queste cose. Coraggio? Per cosa, per quale motivo? Di chi dobbiamo avere timore? Nascondere la storia è una viltà, perché torna sempre a galla a raccontarci la verità; sempre.

Fra breve ricorre il 25 aprile festa della liberazione e le parole del Vescovo di Reggio Emilia durante la cerimonia in ricordo di Rolando Rivi disse che “ – quello accaduto stamane è un miracolo, ma basta strumentalizzare i caduti -“. Speriamo che questo appello non cada nel vuoto, ma anche noi abbiamo dei dubbi. Solo il tempo è galantuomo.

 

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Redattore . Nato a Borgo San Lorenzo nel 1940; giornalista fin dal 1954; autore di circa diecimila articoli di arte, storia, cultura, folclore, costume, sport, vita sociale, civile, religiosa, politica. Appassionato di storia del Mugello, ha dato alle stampe dodici volumi su Borgo San Lorenzo in particolare e sul Mugello in generale. Detiene in archivio 90 mila immagini, dal 1860, di tutto il territorio.

5 Commenti

  1. Da sempre ho sostenuto,analizzando gli eventi,che le guerre sono una brutta espressione del genere umano e quasi mai giuste,tantomeno le guerre civili.Le brutture della guerra e delle leggi di rappresaglia ci dicono di come l’uomo si deforma in ogni suo intimo e come i più cattivi istinti si possano evidenziare applicando sadiche e inutili torture.
    Come mi fu detto più di cinquanta anni ,fa senza astio e odio da un amico che insieme allaifamiglia aveva subito violenze:
    IL PERDONO LO DA’ SOLO CHI HA SUBITO L’OFFESA.Io aggiungo:
    È vero senza dubbio che le colpe dei padri non ricadano sui figli, questi a maggior ragione se credenti non debbono farsene una colpa ma dissociarsene e la Fede li aiuti perche’ la vittima lo conceda.
    Ugo

  2. Vendicarsi di un fascistaccio può essere anche plausibile, ma assassinare un seminarista di 14 anni a guerra finita è stato orribile, terribile,senza parole. Ha fatto bene la figlia di questo partigiano a chiedere perdono: Io non glielo avrei mai dato!!

  3. La verità non va mai nascosta, Se ci sno starti eccidi a destra e a sinistra, lo si deve raccontare. Solo gli stolti guardano solamente il male degli altri. Complimenti signor Aldo

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