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La manifestazione fieristica di Bologna accompagna da ormai 30 anni il biologico italiano e ne è diventata un po’ la vetrina, evidenziando di anno in anno le sue evoluzioni ma anche le sue involuzioni. Un appuntamento internazionale, quello bolognese, che ha saputo primeggiare in Europa fino ai primi anni del nuovo millennio, ma che in seguito ha ceduto il primato a Norimberga, il cui Ente Fiere ha portato il Biofach, l’evento fieristico tedesco dedicato al bio, a essere leader mondiale, capace di organizzare, oltre all’appuntamento nella città bavarese, altri 6 eventi fieristici in altrettante aree economiche chiave nel mondo, da Tokio a Shanghai, a New Delhi, a Bangkok, a Baltimore e Sao Paulo. Anche Biofach spegnerà, nella prossima edizione di febbraio 2019, le 30 candeline.

Il confronto tra Sana e Biofach sorge spontaneo, dato che sono coevi, ma la loro evoluzione, al momento, sta agli antipodi: una parabola discendente per il Sana, una ascendente per il Biofach. Nei primi anni ’90 ci fu chi propose al Sana di acquistare la manifestazione di Norimberga, tanto era diverso il successo, non se ne fece nulla, un vero peccato, vista l’attuale situazione. Se per un certo periodo tutte le aziende biologiche italiane erano obbligatoriamente presenti al Sana, oggi si nota che chi è proiettato sui mercati internazionali predilige il Biofach, rinunciando senza troppi complimenti all’appuntamento bolognese, che ha rischiato di trasformarsi perlopiù in un mercato regionale.

Saprà il Sana risalire la china e proporsi come punto di incontro innovativo a livello internazionale?
Gli organizzatori ci provano e noi ce lo auguriamo sinceramente, anche se in un momento di grande sofferenza per tutte le manifestazioni fieristiche, non sarà sicuramente facile. Il risultato dipenderà da molti fattori, alcuni dipendenti dall’Ente Fiera di Bologna e altri dal comparto del bio italiano nel suo insieme e dalle Istituzioni, soprattutto dal Governo, da come opereranno in sintonia per promuovere il biologico e il sistema paese.

È certo che le manifestazioni fieristiche si devono innovare, considerato che la crisi economica non è ancora uscita dal nostro orizzonte e la partecipazione a una fiera è un investimento significativo per ogni azienda, concentrato su un numero limitatissimo di giorni, che deve essere fatto rendere al massimo. Non siamo più nel periodo degli albori del biologico in cui bastava andare in fiera per trovare dei clienti. Oggi la partecipazione alla fiera deve essere organizzata con largo anticipo da ogni operatore, che deve decidere il suo posizionamento sul mercato e individuare le persone che si vogliono incontrare per le aree in cui si intende essere presenti. E la “Fiera” deve garantire tutto il supporto per facilitare l’incontro tra domanda e offerta, predisponendo tutti i servizi necessari.

Conta, però, anche la capacità del comparto nel suo insieme di promuoversi. Il Biofach è nato per iniziativa di un’associazione di produttori biologici tedesca ed è indispensabile un forte legame con il sistema bio italiano anche per il Sana. Qui da noi, purtroppo, dobbiamo scontare una grande difficoltà nella rappresentanza dei produttori. Certo c’è Federbio che collabora all’evento, ma, purtroppo questa federazione non è certo riuscita a riunire attorno a sé il comparto, visto che la troviamo di volta in volta sbilanciata verso il più forte, economicamente parlando, del momento: prima c’erano gli organismi di controllo, oggi il peso si è spostato verso le grandi aziende di trasformazione e di distribuzione. E i piccoli e medi produttori sono sempre meno rappresentati e sono la parte vitale e, sovente più innovativa, del comparto.

C’è poi la parte culturale che accompagna ogni appuntamento che si rispetti, i convegni: occorrerebbe riuscire a comunicare con il grande pubblico, fornire riferimenti e utilità per informare i consumatori, contribuire a creare nuovi stili di vita e non solo realizzare appuntamenti per pochi e annoiati specialisti, per quanto apprezzabili possano essere queste conferenze.

Siamo troppo critici per un appuntamento come il Sana?
Al contrario, ci teniamo moltissimo e ci sforziamo di fornire utili suggerimenti al fine di aprire un dibattito serio e fruttuoso. Ci auguriamo che ci sia la disponibilità a ascoltare e ragionarci da parte degli organizzatori.

Fatte queste considerazioni, visiteremo il Sana nei prossimi giorni e raccoglieremo opinioni e sensazioni da parte degli operatori, di cui vi daremo conto in un prossimo articolo.

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Nato a Torino nel 1954, ha lavorato per la Lega Regionale delle Cooperative, operando prima nell’Associazione Regionale Cooperative Agricole e, poi, nell’Associazione Regionale Cooperative di Servizi. Successivamente è stato nominato Consigliere Delegato della Coop CAMST (ristorazione) per la Divisione Piemonte e, quindi, ha collaborato con Coop Piemonte, assumendo la Direzione di importanti Centri Commerciali nel torinese. Ha iniziato ad occuparsi di agricoltura biologica nel 1993, assistendo alcune cooperative agricole e loro consorzi. Nel 2001 ha partecipato alla costituzione dell’AIAB Piemonte diventandone Presidente. Nel marzo 2002 è stato eletto nell’esecutivo di AIAB Federale. Nel novembre del 2003 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione delle Città del Bio, della quale è stato direttore sino all’ottobre del 2015. Dal 2010 è Presidente dell’Associazione ITALIABIO

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