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Il sondaggio che abbiamo proposto la scorsa settimana sta raccogliendo molte adesioni, il che ci consente di iniziare a tracciare la situazione delle mense scolastiche nel Mugello. Continuate a compilare il questionario online in modo da ottenere un quadro il più dettagliato possibile: in questo modo potremo, con l’aiuto di voi lettori e utenti del servizio, definire proposte e indicazioni che sottoporremo ai Sindaci e agli amministratori locali. Non posso esimermi dal sottolineare, ancora una volta, come le mense scolastiche da una parte rappresentino un investimento per la salute e il benessere, attuale e futuro, dei nostri ragazzi e dall’altra siano un’ottima opportunità per ricostruire quel rapporto necessario con l’agricoltura locale, biologica e contadina, indispensabile per conservare e proteggere il territorio.

Qualche anticipazione sui risultati del questionario, però, iniziamo a fornirvela, considerando l’insieme delle varie realtà comunali e senza entrare nel dettaglio di ogni singola realtà.

Il 59,5% delle persone che hanno risposto esprime un gradimento dei bambini per il servizio di mensa scolastica, anche se contestualmente il 52,4% esprime insoddisfazione per la qualità del cibo, mentre il 47,1% si esprime negativamente sui menù proposti.

La maggioranza (56% circa) non contesta il prezzo del pasto (considerato perlopiù normale), mentre un pesante 44% esprime un giudizio negativo sul servizio nel suo insieme. Una maggioranza (quasi il 60%) ritiene che non ci sia sufficiente informazione sul servizio (scelta dei fornitori, composizione degli alimenti, ecc.), mentre quasi il 75% delle risposte si è espresso favorevolmente sull’introduzione di alimenti biologici e locali.

Luci e ombre sulle mense del Mugello, dunque, che sicuramente possono migliorare la qualità della loro offerta coinvolgendo maggiormente gli utenti (famiglie, ragazzi e scuola) nell’impostazione del servizio e indirizzando decisamente gli acquisti delle derrate necessarie al servizio verso le produzioni biologiche e locali.

Parlando di mense scolastiche e di cibo, emerge costantemente il termine “qualità”, sul quale tutti concordano, anche se poi ciascuno lo interpreta in modi differenti e anche opposti tra di loro. Che cos’è un “alimento di qualità”?

Il tema ovviamente ha una sua complessità e spero vogliate perdonarmi se non mi addentro in lunghi ragionamenti, inadatti allo spazio di un articolo. Così come premetto che la “sicurezza alimentare” – anche qui un altro termine che richiederebbe da solo un lungo approfondimento – deve essere considerata un prerequisito indispensabile se parliamo di cibo.

Quali sono allora gli aspetti da considerare per stabilire la qualità di un alimento?

Vi propongo tre parole, tre aggettivi se riferiti al cibo, ispirandomi liberamente alle proposte e alla filosofia sostenute da Carlin Petrini e dal movimento dello Slow Food: buono, biologico e solidale. Sono tre parole che ricordano tre importanti movimenti, nati in Italia in questi ultimi 30 anni: il buono è sicuramente legato all’esperienza di Slow Food, così come la seconda parola ci riconduce alle importanti proposte dell’agricoltura biologica, mentre la terza ci riconduce all’affermazione del commercio equo e solidale.

Buono, biologico e solidale sono, dunque, i riferimenti di una qualità che non può essere limitata a un singolo aspetto. Non è sufficiente che un alimento sia buono, ovvero che soddisfi la qualità organolettica, né basta che si utilizzino semplicemente metodologie che rispettino l’ambiente. Occorre anche che l’alimento sia frutto di relazioni sociali eticamente corrette. La qualità è, dunque, soddisfacimento di parametri che considerino assieme il gusto, il rispetto per la salute dell’ambiente e di chi assume il cibo, oltre che la promozione di migliori e più adeguate relazioni sociali, tra agricoltori e consumatori, tra nord del mondo, sviluppato e ricco, e il sud, povero e limitato nel suo diritto a una migliore qualità della vita.

Voi cosa ne pensate?

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Nato a Torino nel 1954, ha lavorato per la Lega Regionale delle Cooperative, operando prima nell’Associazione Regionale Cooperative Agricole e, poi, nell’Associazione Regionale Cooperative di Servizi. Successivamente è stato nominato Consigliere Delegato della Coop CAMST (ristorazione) per la Divisione Piemonte e, quindi, ha collaborato con Coop Piemonte, assumendo la Direzione di importanti Centri Commerciali nel torinese. Ha iniziato ad occuparsi di agricoltura biologica nel 1993, assistendo alcune cooperative agricole e loro consorzi. Nel 2001 ha partecipato alla costituzione dell’AIAB Piemonte diventandone Presidente. Nel marzo 2002 è stato eletto nell’esecutivo di AIAB Federale. Nel novembre del 2003 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione delle Città del Bio, della quale è stato direttore sino all’ottobre del 2015. Dal 2010 è Presidente dell’Associazione ITALIABIO

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