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Le risposte che ci sono pervenute con il questionario, che abbiamo proposto online ai genitori degli alunni, è utile per conoscere quali sono le opinioni che le famiglie hanno del servizio mensa nel Mugello. Non abbiamo assolutamente preteso di rilevare e, quindi, fornire dati statistici, ma raccogliere alcune utili indicazioni per ragionare, tutti insieme.

Continueremo la nostra inchiesta interpellando anche chi, dall’altra parte del tavolo, è impegnato quotidianamente nel garantire il funzionamento del servizio e, poi, anche sindaci e amministratori pubblici, se vorranno fornirci il loro commento. Potremo avere così un quadro d’insieme e provare, con il vostro importante contributo, a riflettere su come questo servizio possa essere uno strumento utile per formare i ragazzi, per educarli al gusto, al mangiare sano e al rispetto dell’ambiente, alla convivialità. I ragazzi rischiano di perdere, insieme al legame con il territorio e al rapporto con le stagioni, il valore stesso dell’atto alimentare, con le sue valenze salutari e culturali.

Veniamo a esaminare le risposte che ci sono arrivate in redazione, rappresentative di tutti i comuni del Mugello.

La maggior parte delle persone che ha risposto dichiara che il proprio figlio utilizza con regolarità il servizio (91,2%), di cui l’11,3% frequenta l’asilo nido, il 17,5% le materne, il 58,8% le elementari e il 12,4% le medie.

Il 40% dei bambini mangia “abbastanza volentieri” in mensa e il 16,7% si spinge a indicare un “molto volentieri”, il che porta a avere un 56,7% di giudizi positivi, contro un 43,3% che sceglie un “non molto” volentieri

Un 27,5% giudica normale la proposta dei menù per varietà e combinazioni alimentari, a cui si somma un 20,9% che la giudica buona e abbiamo, quindi, un 48,4% di giudizi favorevoli che si contrappone a un corrispondente 48,4% che, invece, si schiera per un giudizio negativo, mentre un 3,3% non si esprime.

Abbiamo una prevalenza del 54,4% che giudica scarsa la qualità del cibo, un 24,4% la giudica normale e un 15,6% buona, mentre un 5,6% non si pronuncia.

Per il 45,1% la presentazione dei piatti è scarsa, per il 25,3% è normale, per il 15,4% è buona, mentre il 14,3% non si pronuncia.

Il 50,5% giudica normale il costo del pasto, il 41,8% lo ritiene alto, il 5,5% lo considera basso e il 2,2% non si pronuncia.

Conseguentemente un 46,7% giudica il servizio complessivamente negativo, il 30% sufficiente, il 20% positivo, mentre il 3,3% non si pronuncia.

Abbiamo, ulteriormente, un 58,9% di utenti che giudica insufficiente il livello di informazione sul servizio, un 16,7% lo giudica sufficiente, il 13,3% abbastanza sufficiente e l’11,1% non si pronuncia.

Una maggioranza netta (68,9%) si pronuncia favorevolmente all’utilizzo prevalente di alimenti biologici nelle mense scolastiche, il 22,2% è indifferente, il 2,2% non si pronuncia e solo il 6% risulterebbe contrario.

Sono indicazioni utili, che, ripetiamo, non hanno la pretesa di avere valore statistico, ma sicuramente forniscono un’indicazione su cui lavorare.

Quello che possiamo dire, a questo punto dell’indagine, è che il Mugello si presta a essere un laboratorio per sperimentare soluzioni nuove e più avanzate nell’impostazione del servizio mensa, soddisfacendo una delle preferenze che il sondaggio che abbiamo svolto ha contribuito a mettere in luce: collegarsi al territorio per approvvigionarsi di alimenti biologici e di qualità, per valorizzare un comparto agricolo che opera in un’area particolarmente vocata per le produzioni tipiche e biologiche, con una buona presenza di aziende biologiche e di un’associazione che le organizza (Produttori Biologici del Mugello). Anche la scuola si sta impegnando sul fronte della valorizzazione delle filiere agroalimentari del Mugello, come testimonia l’articolo pubblicato su queste stesse pagine. 

Un altro punto di vantaggio è sicuramente dato dalla tipologia del servizio mensa, con un’impostazione del servizio che non vede la presenza di grandi cucine centralizzate e che presenta una buona possibilità di armonizzarsi con le richieste degli utenti.

Allora, possiamo insegnare ai ragazzi che il latte non è fatto da una macchina come la coca cola?
Possiamo insegnare ai ragazzi che il sapore di menta è dato da un’erba e non dal dentifricio?
Possiamo insegnare ai ragazzi che la mela verde è un frutto e non uno shampoo?

Si può, ma bisogna impegnarsi con la convinzione che capire quello che si mangia fa parte del capire quello che si fa. Dunque, è importante! E la scuola, e il Comune, devono svolgere con convinzione e coraggio il loro ruolo per formare e informare le giovani generazioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ci ha avvertito che: “in quanto soggetti in via di sviluppo, i bambini sono particolarmente vulnerabili all’impatto dell’inquinamento: la loro capacità di respirare, mangiare e bere più degli adulti rispetto alla loro massa corporea, fa sì che ingeriscano in maggior misura sostanze potenzialmente tossiche“. Tra le sostanze più nocive troviamo diossine, pesticidi, nitriti e nitrati dei fertilizzanti azotati. Studi e ricerche, effettuati sia in Italia che all’estero, hanno scoperto che nelle urine di tutti i bambini ci sono “valori di residui significativamente più elevati” rispetto agli adulti, residui che si riducono drasticamente quando si consuma anche un solo pasto biologico al giorno.

Perché, dunque, rinunciare a scegliere per l’alimentazione dei bambini in mensa i prodotti biologici di un territorio come il Mugello?

Tanto più che sono disponibili anche fondi per sostenere il bio nelle mense scolastiche: il Ministero delle Politiche Agricole e Agroalimentari ha già stanziato 10 milioni di euro per le mense biologiche. Di questo parleremo in un prossimo articolo.

 

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Nato a Torino nel 1954, ha lavorato per la Lega Regionale delle Cooperative, operando prima nell’Associazione Regionale Cooperative Agricole e, poi, nell’Associazione Regionale Cooperative di Servizi. Successivamente è stato nominato Consigliere Delegato della Coop CAMST (ristorazione) per la Divisione Piemonte e, quindi, ha collaborato con Coop Piemonte, assumendo la Direzione di importanti Centri Commerciali nel torinese. Ha iniziato ad occuparsi di agricoltura biologica nel 1993, assistendo alcune cooperative agricole e loro consorzi. Nel 2001 ha partecipato alla costituzione dell’AIAB Piemonte diventandone Presidente. Nel marzo 2002 è stato eletto nell’esecutivo di AIAB Federale. Nel novembre del 2003 ha partecipato alla costituzione dell’Associazione delle Città del Bio, della quale è stato direttore sino all’ottobre del 2015. Dal 2010 è Presidente dell’Associazione ITALIABIO

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