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Novembre è un mese tipicamente autunnale, le piante si spogliano delle foglie, iniziano le prime brinate del mattino, il clima è particolarmente piovoso (almeno un tempo), si avverte che la stagione invernale è alle porte.

Nel mondo contadino con novembre finiva l’annata agraria e in questo mese venivano fatti i rendiconti dei raccolti, si pagavano i fitti agrari e si facevano le parti dei beni agricoli nei poderi a mezzadria.

Ma questo è soprattutto il “mese dei morti”, una tradizione precristiana che la Chiesa fece propria: così il Capodanno Celtico divenne la festa dei morti e il 2 novembre, il giorno della commemorazione dei defunti.

Nei paesi anglosassoni si celebra il 31 ottobre la festa di Halloween e, ultimamente ha preso piede anche da noi. Una usanza tipicamente statunitense, è vero, ma molto probabilmente deriva da tradizioni europee importate dagli immigrati (si vuole siano stati gli irlandesi a portarla negli Stati Uniti).

Infatti, l’uso di zucche vuote con all’interno una candela, di fantocci rappresentanti le streghe, o di rape vuote illuminate, sono documentate in tutta Europa e in Italia in alcune regioni quali il Piemonte, il Friuli, l’Emilia Romagna, le Marche, la Campania e la Toscana, dove la zucca svuotata era detta dai contadini “zozzo”.

Come pure la credenza che nella notte magica, tra il 31 ottobre e il 1 novembre, il mondo dei morti e quello dei vivi venissero in contatto, e che fosse possibile ai primi tornare sulla terra e ai secondi passare nel regno dell’aldilà. Una convinzione, questa, che accomunava tutte le persone delle varie regioni d’Italia.

Molti dei proverbi di questo mese sono incentrati sul clima, a cominciare da:

Per i Santi manicotto e guanti.
Per tutti i Santi, la neve è sui campi, per i Morti la neve è negli orti.
All’inizio di novembre può essere già freddo da neve, inizia la stagione invernale e si comincia a vestirsi con capi più pesanti e caldi.

Per Ognissanti cominciano le veglie.
Le giornate sono più corte e le ore di luce sono dedicate principalmente alla semina e ai lavori domestici, dopo cena si andava spesso a veglia riuniti in una casa davanti al camino.

Chi vuol far buon vino, zappi e poti a San Martino.
Teoricamente, cioè non tenendo conto delle diversità climatiche, la potatura può essere fatta quando la vite non ha più l’uva (novembre) e quando le gemme cominciano a muovere (marzo). Si vuole che le viti stanche e vecchie e bene potarle prima di Natale, quelle in piena produzione nei mesi freddi e le viti giovani verso marzo perché così fruttano meglio.

Nella botte piccina, ci sta il vino buono.
Al momento del vino nuovo si può aprire anche l’ultima riserva di vino e in genere è il migliore. Ma questo proverbio ha anche un altro significato, ossia, che le donne di bassa statura hanno, spesso, ottimi requisiti femminili.

A San Martino s’imbriaca il grande e il piccino.
Caldarroste a San Martino innaffiate da buon vino.
Una volta, infatti, era uso consolidato bere il vino nuovo e mangiare castagne arrosto e anche i ragazzi vi partecipavano.

L’estate di San Martino dura tre giorni e un pochinino.
Spesso il trasferimento dalla stagione fredda a quella calda e viceversa avviene non gradualmente ma attraverso bruschi passaggi e in particolare nel mese di novembre si può avere una tregua, prima che il cattivo tempo arrivi definitivamente.

Chi non beve a San Martino, è un amico malandrino.
Il proverbio ci dice che chi non partecipava alle usanze della comunità era guardato con sospetto e diffidenza.
C’è anche un pregiudizio molto diffuso ed è quello che il santo sia il patrono dei cornuti, il perché di questa credenza è sconosciuto. Vero è, che San Martino era il patrono dei Vinattieri e a questo proposito cito volentieri un motto che spesso veniva declamato dai nostri vecchi: “Benedetto Noè piantò la vigna / l’uomo lo fece tranquillo e beato / a chi non piace il vin venga la tigna / per me di certo sono assicurato…”.

Per Sant’Omobono, la neve o il tempo buono.
Questo santo si festeggia il 13 novembre, la festa è molto vicina a quella di San Martino, per cui è possibile che il clima sia mutevole.

Per San Frediano la neve al monte e al piano.
La festa è il 18 novembre, si prevede freddo e neve nelle nostre campagne e sull’Appennino in questo periodo.

Per Santa Caterina o neve o brina.
Anche la brina sta a indicare che la notte le temperature scendono molto.

Per Sant’Andrea ti levi da desinare e ti metti a cena.
Sant’Adrea è il 30 novembre e le giornate sono così corte che arriva subito l’ora di cena.

In tempi lontani, specialmente nei casolari del nostro Appennino, si recitava un detto riferito ai pasti quotidiani, che la dice lunga sulle ristrettezze delle famiglie:
La mattina a colazione castagne e marroni, il giorno a desinare castagne e bruciate e la sera a cena castagne e farina.

Alfredo Altieri

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