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Nel mirino diversi passaggi delle recenti dichiarazioni Cisl (clicca qui per l’articolo di OK!Mugello). Ecco la nota di Artemisia:

Il Coordinamento del Progetto Oltre denuncia la pericolosità di scritti e dichiarazioni che non corrispondono alla verità sulla vicenda del Forteto. Abbiamo letto il comunicato stampa diramato ieri dalla FLAI CISL relativamente alla vicenda de Il Forteto e consideriamo nostro dovere e nostra responsabilità precisare e correggere le dichiarazioni che non corrispondono a verità e, contemporaneamente, sottolineare la pericolosità di una simile attività di disinformazione.

Riteniamo doveroso, come Capofila di un progetto che la Regione Toscana ha voluto a
sostegno delle persone uscite o in uscita da il Forteto, testimoniare che ancora oggi è necessario proteggere i sopravvissuti e che questo può essere fatto solo se le Istituzioni, i Servizi, i Sindacati e la Comunità tutta riconoscono con chiarezza cosa è stata la vicenda Forteto, dove devono essere collocate le responsabilità e quale è la realtà attuale.

Proteggere, infatti, significa creare una discriminante fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, tra ciò che è cambiamento reale e ciò che rimane cambiamento apparente. In questo caso specifico proteggere significa, ne siamo convinti, riconoscere la persistenza delle dinamiche settarie e le modalità di azione perversa e tentacolare che sopravvivono nel presente, perché i sopravvissuti non siano una volta di più invisibili.

La scelta di parole come “accanimento” e “dispute”, la supposizione dell’esistenza di “altri
interessi dietro questa vicenda” in riferimento ad una storia come quella de Il Forteto e alla sua drammatica attualità da parte di una organizzazione sindacale tanto importante come la CISL suscitano sdegno e sgomento.

Una vicenda quella de Il Forteto i cui fatti gravissimi non risalgono a 20/30 anni fa come si afferma nel comunicato, ma sono avvenuti per oltre 30 anni fino almeno al 2011. Una vicenda in cui la magistratura non ha accertato solo responsabilità individuali ma ha, fino in Cassazione, acclarato la responsabilità di una Cooperativa che era di fatto indistinta e indistinguibile dalla setta/comunità [“restava (e resta) quell’unica certezza, l’assoluta indifferenziazione sul piano sostanziale dei soggetti che erano al contempo membri della associazione, della comunità e della cooperativa” (estratto Sentenza Primo grado, 2015.]

Del resto lo ha ricordato pochi giorni fa il CISMAI, il maggiore Coordinamento Nazionale dei Servizi contro l’Abuso e il Maltrattaento all’Infanzia, “Con la sentenza del dicembre 2017 la Cassazione ha sancito, in via definitiva che, accanto alle responsabilità dei singoli, Il Forteto è stato un luogo non di accoglienza ma di sevizie e violenze, – una vera e propria setta, articolata formalmente in un’associazione, una fondazione e una cooperativa agricola”.

Per questo si continua a sottolineare da più parti l’imprescindibilità di una chiara e netta discontinuità nella gestione della Cooperativa. Tutti concordiamo, e non devono sussistere dubbi su questo punto, sulla centralità della tutela e del rilancio di una attività produttiva preziosa per il territorio e per chi ci lavora. Esiste però un unico modo per farlo e per riavvicinare i consumatori, liberarla definitivamente dalle infiltrazioni e dal controllo della setta, dando un seguito concreto e tangibile ai frequenti annunci di discontinuità e cambiamento.

Il comunicato CISL si aggiunge drammaticamente alle nuove, ripetute traumatizzazioni
(comunicazioni paradossali o anche apertamente conflittuali, attribuzioni di responsabilità,
emarginazione, inviti alla mediazione ragionevole, etc) cui i sopravvissuti che ancora lavorano all’interno della Cooperativa Il Forteto sono esposti e di cui il gruppo di lavoro del Progetto Oltre è quotidianamente testimone da Ottobre 2015; gravissimo e pericoloso affermare che “anche a seguito di queste dispute si è registrata una drastica riduzione dell’occupazione e il dimezzamento del fatturato aziendale mettendo a rischio la sopravvivenza della Cooperativa”.

In queste righe infatti è concretizzato quel colpevole e inaccettabile ribaltamento delle
responsabilità che porta ad una lettura perversa e distorta secondo la quale “l’accanimento” delle vittime e dei fuoriusciti contro la cooperativa ne lede l’immagine ed é la prima causa delle attuali difficoltà economiche.

Questo alimenta, in modo gravemente colpevole, una contrapposizione interna non solo tra “soci opponenti” e condannati, prescritti, falsi testimoni, ma anche con i dipendenti esterni e con il territorio.
Associazione Artemisia in qualità di Capofila e Coordinamento del Progetto Oltre

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