L’associazione “Flebo” di Borgo San Lorenzo, attiva sul territorio mugellano nell’ambito dell’intercultura e della mobilità giovanile europea, ha aderito ad un progetto di scambio culturale ed impegno sociale che è stato realizzato in Portogallo dal primo al nove luglio scorsi. I cinque giovani che si sono recati in Portogallo hanno condiviso con altri giovani europei un’esperienza molto bella e toccante, di seguito descritta attraverso la testimonianza di uno di loro:

“A pochi giorni dal ritorno in Italia mi rendo conto che non riesco smettere di pensare all’esperienza fatta in Portogallo attraverso il progetto “Youth Exchange: play, learn and grow… together”. Mi confronto con gli altri del team italiano e scopro che nessuno riesce a non pensare ai dieci giorni passati a Guimarães: ci ha lasciato qualcosa dentro che difficilmente dimenticheremo.

Il progetto faceva parte del programma Erasmus Plus e prevedeva l’interazione tra diverse associazioni culturali dei paesi europei, questa volta, nello specifico, Italia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania e, ovviamente, Portogallo che è stata la nazione ospitante. Sono stati selezionati dei giovani interessati a un’esperienza di scambio culturale e di impegno sociale, organizzata dall’associazione ospite portoghese Synergia e composta da vari workshop organizzati da giovani volontari dell’associazione portoghese provenienti da tutta Europa. Lo scopo dei laboratori era quello di informare e sensibilizzare i partecipanti sulle condizioni e lo stile di vita delle persone affette da particolari tipi di disabilità psichica e fisica come, ad esempio, la “Sindrome della X fragile”.

Tutte le attività erano studiate in maniera creativa e dinamica e atte a far riflettere sul come queste persone affrontano la vita, simulandone le limitazioni dovute alle loro patologie. Uscire per un attimo dalla confort zone, e affrontare anche solo una “simulazione” di condizioni di vita diverse da quelle alla quale siamo abituati, ha permesso di ampliare le vedute e di relazionarci con questo tipo di situazioni, spingendoci a vedere il mondo in un’ottica diversa e non necessariamente “normale” senza esserne spaventati, indifferenti o inconsapevoli. Dopo aver completato i workshop abbiamo avuto infine la possibilità di interagire con le persone, nelle quali vite abbiamo provato a immedesimarci (anche se solo per poco e comprendendo solo in minima parte quello che provano).

Abbiamo cantato, abbiamo, ballato e abbiamo riso con loro e per loro. E io spero che per almeno un momento siano stati felici. Inoltre l’interazione costante con tutti gli altri team europei è stata l’altra componente fondamentale del progetto: il dover condividere ogni momento della giornata con quasi trenta persone con culture, esperienze di vita e punti di vista completamente diversi, ti spinge a superare i tuoi limiti, ti permette di uscire dalla tua routine e dai tuoi confini e di sentirti parte di qualcosa che va oltre il tuo vissuto personale. Vengono intessuti legami in tempi brevissimi che però sono destinati a lasciare segni permanenti nella memoria. Credo di parlare a nome di tutti quelli del mio team quando affermo che questa esperienza sia stata fondamentale per la nostra ulteriore crescita e maturazione e credo che chiunque dovrebbe poterla vivere almeno una volta nella sua vita.“
Pietro Martinetti

Chiunque fosse interessato ad aderire a progetti simili, a ricevere maggiori informazioni a riguardo oppure a condividere una sua esperienza nel campo dell’intercultura e della mobilità giovanile, può consultare la seguente pagina facebook (clicca qui) oppure scrivere all’indirizzo e-mail: monika.flebo@gmail.com

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