Una rara immagine della battaglia nella baia di Premuda; nella didascalia sopra l’immagine si legge: “ La S. Stefano mentre affonda. Silurata alle ore 3 e 2 min. dal M.A.S. 15 del giorno 10 giugno 1918.
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( La Grande Guerra – Ricordi e storie. n.1) Nei mesi scorsi in una trasmissione televisiva relativa alla I° Guerra Mondiale (1915/1918) fu ricordata anche l’epopea della Marina Militare Italiana e, fra le battaglie più eclatanti, fu fatta notare (anche se fugacemente), la data del 10 giugno 1918 quando due motosiluranti, i leggendari ‘Mas’ al comando di Luigi Rizzo il primo e Giuseppe Aonzo il secondo, entrarono senza esser visti nella Baia di Premuda (isoletta della Croazia nell’Adriatico – ndr.) affondando con due siluri la corazzata Santo Stefano, ammiraglia della potente flotta della Marina Austro-Ungarica, anticipando così di fatto la fine della Grande Guerra con la sconfitta dell’impero austriaco.

Proprio in quel mese, giugno del 1918, l’Italia si era ormai ripresa dal trauma della disfatta di Caporetto, le nostre truppe erano saldamente attestate sulla linea del Piave, mentre l’invitta I° Armata del Generale Guglielmo Pecori Giraldi, nativo di Borgo San Lorenzo (1856-1941) sbaragliando l’esercito austriaco sui monti della Bainsizza e del Pasubio si avvicinava inesorabilmente e trionfalmente in Trento.

All’interno del Paese, con le notizie che giungevano dal fronte, si respirava un clima di fiducia e di speranza e la stampa si dedicava con maggior spazio ad argomenti non bellici, come fra i tanti esempi, l’apertura del testamento di Arrigo Boito o la discussione del nuovo Bilancio dello Stato, definito ottimamente solido da Francesco Saverio Nitti, all’epoca Primo Ministro.

Ma il 12 giugno del ’18 ecco che i giornali annunciano in poche righe che una divisione navale Austro-Ungarica è stata attaccata da nostre piccole siluranti (La Stampa). Le notizie sullo scontro sono però confuse, si parla addirittura di tre navi colpite (Il Popolo d’Italia), ma la verità sull’eroica e fortunata impresa si saprà soltanto il giorno seguente: due ‘Mas’ italiani comandati da Luigi Rizzo (già celebre per la ‘beffa di Buccari’ e per l’affondamento della Wien), hanno attaccato una squadra nemica e colata a picco la corazzata Santo Stefano, la nave più moderna e potente della Marina Austriaca (La Tribuna).

L’entusiasmo e l’impressione in tutto il Paese sono enormi : “E’ forse la gemma più bella di tutta la guerra che sconvolge il mondo” scrive la Gazzetta del Popolo, che aggiunge con marcata retorica: “ben lo hanno inteso le ossa frementi di Nazario Sauro, che mai si placheranno”.

Il Capo Timoniere Armando Gori, del M.A.S. n.15, al comando di Luigi Rizzo

A distanza di tanti anni da quei memorabili episodi, non possiamo non ricordare, che il capo timoniere della motosilurante denominata Mas 15 comandata dal leggendario Capitano Luigi Rizzo, era Armando Gori, eroico sottufficiale, nato a Molezzano (un gruppuscolo di case in comune di Vicchio di Mugello) il 25 luglio 1888 da Pietro e Angiolina Cecchini, onesti e piccoli commercianti, proprietari di una rinomata trattoria.

Se i quotidiani nazionali, dopo questa impresa, versarono fiumi d’inchiostro, i giornali locali dell’epoca e su tutti il leggendario ‘Messaggero del Mugello’ non furono da meno e per molte settimane fino a guerra terminata, ed oltre, le gesta eroiche di Luigi Rizzo e di Armando Gori erano immancabilmente inneggiate, specialmente quando veniva commemorata la vittoria nella Grande Guerra.

Non c’era paese o piccola frazione in tutto il Mugello, l’Alto Mugello e la Val di Sieve, che facevano a gara per ospitare Armando Gori, per cerimonie, ricorrenze ed inaugurazioni di Cippi e Monumenti, tributando sempre a questo semplice eroe mugellano gli onori e i fasti di tutto un popolo.

Il Prof. Antonio Giovannini, uno dei più grandi ed emeriti scrittori mugellani (purtroppo completamente dimenticato dal Mugello in generale e dal suo paese natio, Scarperia, in particolare) così scrisse, dopo dieci anni, sul settimanale mugellano il 20 giugno 1929: – “Il Comandante Luigi Rizzo in un suo opuscolo raccoglie prove e documenti austriaci ed italiani per dimostrare che l’affondamento della ‘Santo Stefano’ fu una grand’operazione di guerra della nostra silenziosa marina, non un fortunato atto d’audacia individuale. Era un ordine dato che la flotta austriaca non potesse più percorrere l’amaro Adriatico; e l’ordine eseguito, non lasciar passare la potente flotta austriaca. Premuda è un faro di luce nei secoli! Con grande orgoglio ricordiamo il fatto come italiani e mugellani. Il nostro Armando Gori lanciò il siluro mortale che aprì i fianchi della poderosissima corazzata. Gloria alla Marina Italiana, gloria a Luigi Rizzo, gloria ad Armando Gori”.

Questa l’epopea del Comandante Gori, terminando con una sua breve e semplice biografia, affinché ne resti memoria in tutti gli appassionati della storiografia locale; dunque prima della fine della Grande Guerra, Armando Gori si fidanzò con una ragazza di Borgo San Lorenzo, Amneris Barletti, che morì a soli 18 anni durante la febbre ‘spagnola’ che fece tantissime vittime in tutto il territorio nazionale e quindi una volta stabilitosi a Genova si formò una famiglia unendosi in matrimonio con Dolores Ghiselli di Cesena divenendo padre di quattro figli: Gloria, Carla Serena, Elda e Antonio.

La giovane fidanzata di Armando Gori, Amneris Barletti di una antica famiglia di Borgo Lan Lorenzo, che mori a soli 18 anni nel 1918, colpita dalla micidiale influenza spagnola che fece molte vittime anche nel Mugello. Dietro l’immagine così scrisse di suo pugno Armando Gori, l’eroe di Premuda: ”- Là al cimitero / il corpo tuo riposa; l’anima tua volata in Paradiso / ti amo più/ che fossi la mia sposa; ricordando sempre /il tuo ultimo sorriso.

Morì il 24 febbraio 1953 e volle essere sepolto nel piccolo cimitero di Gattaia a poche centinaia di metri dalla sua casetta natia, dove ancora vivono alcune sue nipoti. Il 25 giugno 1975 il Municipio di Vicchio di Mugello volle onorare la sua memoria innalzando sulla battigia del piccolo laghetto di Montelleri, un monumento in pietra serena sovrastata da un’ancora in ferro battuto, mentre una lapide in marmo ne ricorda l’eroiche gesta.

In un mondo dove si è persa completamente la ‘memoria’ siamo felici ed oltremodo orgogliosi che ‘OK!Mugello’ ci dia la possibilità di ricordare con umiltà e semplicità un grande figlio della mugellana vallata.

In un prossimo servizio una pagina simpatica, davanti a questa tragedia, che fu la I° Guerra Mondiale, fra il Comandante supremo della I° Armata, Generale Guglielmo Pecori Giraldi, e “centolibbre” ovvero Antonio Vitartali fornaio e panettiere in fondo Sieve a Borgo. (Aldo Giovannini)

(Foto archivio A.Giovannini)

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Redattore . Nato a Borgo San Lorenzo nel 1940; giornalista fin dal 1954; autore di circa diecimila articoli di arte, storia, cultura, folclore, costume, sport, vita sociale, civile, religiosa, politica. Appassionato di storia del Mugello, ha dato alle stampe dodici volumi su Borgo San Lorenzo in particolare e sul Mugello in generale. Detiene in archivio 90 mila immagini, dal 1860, di tutto il territorio.

5 Commenti

  1. Delle grandi imprese si ricordano generalmente solo i nomi degli ufficiali comndanti,sappiamo pero’che in queste azioni l’affiatamento e l’interdipendenza fraterna sono alla base del successo.
    Bene ,che ancora una volta Giovannini ricordi anche un membro dell’equipaggio.
    Ugo

  2. Una lettrice, Maria Cristina Pompei, ci invia il seguente commento: Gent.mo sig. Giovannini
    Da mugellana immigrata ed innamorata di questa terra la ringrazio per la perla che mi e ci ha regalato con la narrazione dell’affondamento della Santo Stefano, portandomi anche a conoscere grandi ed eroici personaggi mugellani
    Maria Cristina Pompei

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