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Scrive Luca Margheri, cattolico e Consigliere Comunale a Borgo San Lorenzo, questa appassionata e approfondita riflessione:

Prendo spunto da recenti iniziative, alle quali il Comune di Borgo San Lorenzo ha dato il patrocinio, (a mio avviso giustamente) con due convegni di carattere diametralmente opposto: la manifestazione per la Giornata per la Vita a Luco di Mugello e l’altra tenutasi a Borgo San Lorenzo, organizzata da Non Una Di Meno a favore dell’aborto, Vorrei affrontare questo tema anche a prescindere dalle mie personali convinzioni religiose. Un cristiano certamente non può non difendere la vita sempre, dal suo naturale concepimento alla sua naturale conclusione, perché il Cristianesimo è un inno alla vita nella sua interezza e come ci insegna il Vangelo, l’amore per il prossimo è uno dei pilastri fondamentali della nostra esistenza.

Ma il tema della difesa del diritto alla vita riguarda tutti, credenti e non credenti, e per questo è giusto e necessario un confronto rivolto a tutti.

Per questo dico di aver letto con disappunto il documento di “Non Una di Meno” che a mio giudizio è molto parziale e trascura elementi di grande importanza. Intanto si vorrebbero eliminare gli obiettori di coscienza da strutture ospedaliere e farmacie, incolpandoli del brusco calo di aborti. (Nel 1983 sono stati 233.966, nel 2016 84.874…..Dal 1979 ad oggi più di 6.000.000 di bimbi non nati).

Vorrei ricordare però che l’obiezione è prevista nella legge 194, articolo 9 (salvo quando è indispensabile per salvare la vita della donna). E’ strano, si dice di voler difendere la 194, salvo poi contestarne o ignorarne le norme che non ci piacciono e sono altre le cause che hanno determinato il calo del numero di aborti.

In otto regioni su venti , la percentuale di medici obiettori oscilla tra il 70 e 90% con punte massime del 92% in Trentino Alto Adige ma è anche vero che Il Ministero della salute ha dimostrato che i dati suggeriscono che il numero dei non obbiettori risulta superiore a quello necessario a rispondere adeguatamente alle richieste di IVG e non sembra essere il numero di obiettori di per sè a determinare eventuali criticità nell’accesso all’IVG, ma probabilmente il modo in cui le strutture sanitarie si organizzano nell’applicazione della legge 194/78 (cit. dalla relazione Ministeriale sull’applicazione della legge 194 del dicembre 2017).

Il Dottor Massimo Segato è stato per quarant’anni in prima linea nell’applicazione della legge 194, autore del libro “L’ho fatto per le donne. Confessioni di un ginecologo non obbiettore”, poi convertitosi. “Abortire in Italia è possibile –è la testimonianza del medico- ove è necessario ci sono molti colleghi, sopratutto in pensione, che operano su chiamata degli Ospedali dove necessitano, credo piuttosto che siano cambiate le condizioni a livello sociale e medico”.

A contribuire al calo dell’IVG sono due fattori fondamentali: il primo è l’introduzione, oltre alla RU486 (pillola che induce il distacco del feto) delle pillole del giorno dopo (da tre a cinque giorni) disponibili in farmacia senza ricetta medica a donne maggiorenni, mentre è richiesta la prescrizione medica da farsi fare anche al Pronto Soccorso per le ragazze minorenni. Anche in questo caso è prevista l’obiezione di coscienza (vedi sentenza della Corte di appello di Trieste, che ha assolto una farmacista obiettrice). Da fonte Farmaindustria, si evince che il numero di confezioni di questi farmaci è in continuo aumento.

Altro fatto è che oggi esiste una maturità diversa da parte delle donne rispetto al passato, e una maggior cultura della prevenzione e contraccezione. “In realtà, continua il Dottor Segato “ a nessun medico piace praticare l’IVG, io l’ho fatto per molti anni, ma è come essere un soldato, a nessuno piace andare in guerra o dover uccidere, ma a volte è necessario”. E’ chiaro che, come non si può impedire ad una persona di abortire, nello stesso tempo non si può impedire di essere obiettore.

Detto questo, c’è un aspetto di fondo che non mi convince nelle posizioni espresse da “Non Una di meno”. Possibile che tutta la questione sia il diritto di aborto e il facilitare l’aborto? Se l’aborto è comunque un dramma –e lo è sicuramente, perché ha sempre due vittime, il bambino al quale viene impedito di nascere, e la donna che porterà per sempre questa ferita-, perché non concentrare gli sforzi, tutti insieme, affinché di aborti ce ne siano sempre meno, e alle donne sia evitata questa che è la “soluzione” più traumatica e dolorosa?

Lo dice la stessa 194, dove è prevista la prevenzione, dove si indica il ruolo centrale dei consultori che devono contribuire a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione di gravidanza (art.2 comma D ,legge 194). Per difendere insieme i diritti della donna e del bambino dobbiamo lavorare molto di più sulla prevenzione. Coinvolgendo tutti coloro che su questo sono disposti a impegnarsi. E non penso solo ai Centri di aiuto alla vita, che hanno contribuito a far nascere 180.000 bambini dal 2005 ad oggi. Ma alle istituzioni pubbliche, in primo luogo, ed anche a gruppi e associazioni sensibili al tema dei diritti.

La prevenzione e l’aiuto concreto alle donne è un obiettivo importantissimo e condivisibile da tutti: perché non lavorare insieme su questo? Purtroppo anche le recenti polemiche che si sono viste a Verona e che hanno preso di mira la capogruppo del PD –anche e soprattutto all’interno del suo stesso partito- per aver votato un documento dove si impegna il Comune a sostenere le iniziative mirate a prevenzione e sostegno alle donne per superare le cause che inducono all’aborto, dimostrano quanto sia ancora pesante e negativo l’approccio ideologico su questo tema.

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Direttore responsabile della testata giornalistica OK!Mugello.

3 Commenti

  1. Reputo che l’Associazione “Non una di meno” stia doverosamente facendo ciò che dovrebbero essere le istituzioni a promuovere, trattandosi di una Legge dello Stato, dove ancora una volta la “cristianità” vorrebbe mettere bocca. Ricordo che la Repubblica Italiana è uno stato laico. Il Vaticano faccia le sue leggi.
    Stiamo assistendo ad un fenomeno generale in cui questa legge potrebbe anche scomparire e giustamente questa Associazione applica le sue finalità statutarie.
    Oppure il Sig. Margheri vorrebbe privare loro anche di questo diritto?

  2. Come donna ritengo che la legge 194 sia una legge di civiltà, chi non vuole abortire non lo fa ma per per credo religioso, come nelle migliori regioni teocratiche islamiche ( Pakistan, Iraq ,Iran, ecc.), non DEVE imporre alle altre donne di non farlo. Lasciamo alle donne la scelta. Si comincia con il dire non abortire, non metterti le minigonne, non uscire di casa la sera, non lasciare il marito anche se ti picchia, se ti tradisce, ecc e si finisce per ritrovarsi nell’Afganistan di oggi. Punto e basta. La libertà prima di tutto. Gli uomini pensino a mettersi il profilattico in tasca, al resto ci pensiamo noi.
    PS=è necessario ricordare che l’obiezione di coscienza fu introdotta nella L194 per dare la “libertà” di scegliere se eseguire una manovra che poteva andare contro la sua coscienza a chi era già ginecologo all’uscita della legge. Ma in seguito non doveva essere più necessaria. mi domando perché un medico che non vuole eseguire le interruzioni di gravidanza non scelga di fare il gastroenterologo, il cardiologo, il chirurgo,ecc. È come se un cameriere vegetariano si rifiutasse di servire la bistecca o un farmacista allopatico si rifiutasse di vendere una tisana o un rimedio omeopatico. Basta con questi attacchi alle donne .L’ISTAT ha monitorato un 20% di famiglie solo con madri e figli. Forse fanno parte di quel numero di donne “convinte”? E poi scusate da quando un cattolico è senza ideologie? Sob!!!!

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