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La storia che racconta oggi OK!Mugello è una storia molto triste, che sta accadendo in Mugello in queste settimane. La storia di come l’onda lunga di una vicenda (già di sè tragica) come quella del Forteto vada ad impattare drammaticamente sulla vita di una ragazzo di 30 anni, affetto da autismo in forma piuttosto grave.

S. (lo chiameremo solo così) venne infatti affidato ad una delle famiglie del Forteto quando aveva solo sei mesi. Sette anni fa (in concomitanza con l’inizio della vicenda giudiziaria del Forteto) S. iniziò a frequentare un centro assistenziale del Mugello (come ospite diurno) e tale frequentazione (fatta di laboratori e paziente lavoro degli operatori) è continuata fino allo scorso lunedì.

In questi anni, in seguito all’evolversi del processo sul caso Forteto, che coinvolge uno dei due genitori affidatari, la responsabilità di S. è stata tolta (formalmente) alla famiglia affidataria e per lui è stato nominato un tutore (un legale mugellano). Formalmente, dicevamo, perché fino all’altro giorno S. continuava ad abitare con la famiglia di prima e a frequentare il diurno.

Poi però, prima dell’ufficializzazione della sentenza, attesa per il 22 dicembre, improvvisamente è stato deciso di ‘strappare’ S. dal centro che lo segue da anni (una Rsd nel Mugello) per trasferirlo in una struttura residenziale. E ora, spiega uno degli operatori, si rischia di vanificare il lavoro di anni, facendogli perdere tutte le abitudini ed i riferimenti acquisiti.

Ecco la lettera che questo operatore ha indirizzato a OK!Mugello, agli organi di stampa nazionali e al Consiglio Nazionale sulla Disabilità:

Quando questo documento di testimonianza e denuncia potrà essere di dominio pubblico, per S. ragazzo 30enne affetto da autismo, forse non sarà troppo tardi e spero inoltre che
sia utile affinché attraverso il suo caso vengano eliminati in futuro situazioni atte a creare sofferenze simili ad altri esseri umani portatori di disabilità.

E’ importante qui sottolineare che la difficile vita affettiva ed educativa di S. si è svilupppata all’interno di una nota struttura mugellana con la famiglia cui è stato dato l’affidamento quando aveva pochi mesi di vita. E’ solo nel 2010 che S. entra come diurno nella struttura residenziale per disabili che lo ha tenuto in carico per ben 7 anni (2010 / 2017).

In questa struttura R.S.D. del Mugello, con S. sono state svolte tutta una serie di attività come ad esempio non solo ciò che viene definito Contenimento, applicato attraverso il filtraggio degli stimoli esterni che provocano talvolta ansia, paura e angoscia e che possono sfociare in atteggiamenti di chiusura (stereotipie) o aggressività, ma anche attraverso una forma di integrazione sociale favorendo e stimolando un ponte verso l’esterno, a partire da un livello semplice di partecipazione, agevolando la formazione di modelli che rappresentino la realtà. Tutto questo promuovendo attività sia individuali che con il gruppo con cui ha instaurato rapporti di conoscenza, fiducia e collaborazione intrecciando anche relazioni costanti, continue ed empatiche con gli operatori del centro.
Dietro sentenza della terza sezione penale della Cassazione che verrà ufficializzata il 20 dicembre sui fatti legati ad un grave caso di pubblica conoscenza, S. in data 4 dicembre viene tolto alla famiglia affidataria, per le motivazioni contenute nella sentenza stessa, e viene ulteriormente tolto anche dalla struttura che lo aveva in carico, trasferendolo in altra struttura RSD sita in altro luogo, il tutto con il silenzio più assoluto.

Clicca qui a fianco per continuare a leggere la Lettera con la storia di S.

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