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Decine di documenti dell’Archivio del Comitato di Liberazione Nazionale (C.L.N.) di Firenzuola. 1944-1946: due anni DI STORIA RACCONTATi NELLA MOSTRA
DAL FASCISMO ALLA DEMOCRAZIA – La mostra inaugurata sabato 13 Ottobre a Firenzuola è il punto di arrivo (provvisorio) di una ricerca dell’Associazione “Cittadini per la difesa del Santerno” iniziata quattro anni fa nell’ambito del “Progetto Memoria per la Pace”.

I curatori della mostra (Luciano Ardiccioni, Giacomo Malavolti, Rosanna Marcato e Federigo Monducci) hanno elaborato 20 pannelli che con cadenza mensile propongono gli aspetti salienti della storia di Firenzuola dall’autunno del 1944 all’estate del 1946.

Attraverso immagini collocate alla sommità e alla base di ciascun pannello si è cercato di inserire le vicende locali nel contesto nazionale e/o internazionale, partendo dalla convinzione che le grandi scelte e i princípi piú importanti diventano concreta trasformazione della realtà attraverso l’azione delle comunità e degli individui.
I grandi fatti della storia si intrecciano con i “piccoli” fatti del paese: non c’è tempo per gioire della fine della guerra e della capitolazione del nazismo e del fascismo: ci sono sciacalli che cercano di arricchirsi rubando fra le macerie. Ci sono i fascisti che ancora devono essere “epurati”.

Oltre ai pannelli cronologici ce ne sono due tematici che illustrano uno l’attività di sabotaggio dei giovani e dei tecnici che lavoravano alla Todt per fortificare i crinali del Giogo e l’altro una grande manifestazione di popolo tenutasi in piazza Agnolo il 26 Novembre 1945.

500 in piazza per una società più giusta
La manifestazione di Novembre rappresenta in maniera emblematica la complessità della situazione politica e sociale dell’immediato dopoguerra e la capacità del Comitato di Liberazione Nazionale di gestire la difficile fase di passaggio dal fascismo alla democrazia.
Il C.L.N. è un organismo in cui sono rappresentati in maniera paritetica i partiti antifascisti (comunisti, socialisti, azionisti, democristiani e liberali) “costretti” a fare scelte unitarie sulle questioni più importanti della vita del paese. L’unità tattica e strategica in difesa del bene comune da parte di forze profondamente diverse tra loro è il frutto più grande dell’esperienza del C.L.N.

La manifestazione del Novembre 1945 mostra però che l’unità operativa del Comitato di Liberazione non cancella l’autonomia dei singoli partiti. La mobilitazione popolare, che porta in piazza cinquecento persone, è indetta dal partito comunista e da quello socialista su una piattaforma ampia e articolata che va dalla richiesta di “un contributo dei possidenti alla ricostruzione del paese” alla “distribuzione del latte per i bambini”, dalla “epurazione” dei dipendenti comunali compromessi con il fascismo all’assegnazione di case ai senza tetto e alla sostituzione del sindaco e del segretario comunale.

Di fronte al fatto compiuto non è facile mantenere il precario equilibrio istituzionale che il C.L.N. era riuscito a costruire. Ci si affretta a sottolineare che i responsabili dei partiti comunista e socialista – membri del C.L.N. – hanno agito come dirigenti politici e non come membri del Comitato, ma, nella sostanza, il C.L.N., in una lettera al sindaco del 2 dicembre afferma che “la manifestazione del 2 Novembre u.s. è stata originata dalla volontà del popolo e che la volontà del popolo nella maggioranza di pensiero comunista e socialista” è stata trasmessa al Comitato dai rappresentanti dei due partiti.

La volontà del popolo
Il C.L.N. si fa carico di proporre un nuovo modello di relazioni economiche, politiche e sociali, e, al tempo stesso, garantire una distribuzione equa dei beni di prima necessità (ad esempio, la farina di castagne), stilare le graduatorie per l’assegnazione degli alloggi ai senza tetto, riattivare le linee elettriche.
Il C.L.N., non eletto ma nominato, sente l’obbligo di essere comunque espressione della volontà popolare, di rappresentare gli interessi comuni, di far sí che “la legge non subisca ulteriori infrazioni a danno della giustizia”, di mettere in pratica da subito il principio che di lí a poco sarebbe stato espresso in maniera inequivocabile dall’art. 1 della Costituzione: “la sovranità appartiene al popolo”. Ed è in questa prospettiva che sui muri che emergono dalla macerie di Firenzuola distrutta sono affissi continui appelli del C.L.N. affinché il popolo si esprima sulle decisioni prese e su quelle da prendere da parte del Comitato. Prove di democrazia diretta e partecipata.
È ben poco quello che si può recuperare dalle macerie. L’unica cosa che si può fare è ricominciare tutto da zero: costruire nuove case, nuove scuole, nuove relazioni sociali, economiche e politiche.
Rimboccarsi le maniche e lavorare insieme, al di là dei partiti di appartenenza, con tutta l’energia e tutta la volontà perché un giorno Firenzuola possa risorgere. Questo è il senso profondo e l’insegnamento pratico del Comitato di Liberazione Nazionale.

I documenti provengono dall’Archivio del C.L.N. di Firenzuola, conservato presso Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea. La mostra è stata organizzata dalla Associazione Cittadini per la difesa del Santerno – Progetto Memoria per la Pace, in collaborazione con Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea, con il patrocinio del Comune di Firenzuola e con il contributo del Banco Fiorentino-Credito Cooperativo.

La mostra è allestita nella Cappella dell’ex seminario a Firenzuola in Via Allegri. Resterà aperta fino al 9 Dicembre il sabato, la domenica e i giorni festivi dalle 10.30 alle 13 e dalle 16 alle 18.

Per scolaresche e gruppi è possibile prenotare visite guidate anche al di fuori del calendario indicato: cittadiniperilsanterno@gmail.com, tel. 3337634616, 3356305078.

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