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Parliamone, di domenica – La “cittadella”, era così denominata da generazioni e generazioni di borghigiani, fin dal 1516 anno della sua costruzione, l’antico rinascimentale Monastero Domenicano di Santa Caterina, innalzato a lato alla romanica Pieve di San Lorenzo, attiguo alle mura trecentesche, prettamente e rigorosamente di clausura, voluto dall’allora Pievano Damiano Manti da Imola, il quale unitamente a tre fanciulle del Borgo che volevano vestire l’abito domenicano di Santa Caterina chiesero ed ottennero di essere ricevute a Cafaggiolo di Papa Leone X° ( Giovanni de Medici – figlio di Lorenzo il Magnifico, Pontefice dal 1513 al 1521), per erigere un Monastero alla Santa dedicato.

La storia è bellissima, copiosissima (basti leggere i libri storici del Brocchi (1748), del Chini ( 1876), del Niccolai (1914) e non per ultimo il libro “Il Monastero di Santa Caterina a Borgo San Lorenzo nel Mugello” (1998 – vari autori), scritto in occasione del quinto centenario (1498-1998), della morte di fra Girolamo Savonarola, oltre al libro di A. Giovannini e G. Panchetti “La storia millenaria della Pieve di San Lorenzo (1999) ed altre pubblicazioni minori, per comprendere di quale straordinaria importanza ha avuto la “cittadella” (così chiamata poiché per secoli sono state oltre cento le suore di clausura), nel “cuore” del castello borghigiano, un piccolo paese nel paese, uno scrigno di fede, arte, cultura, che ha vissuto e convissuto per cinquecento anni.

Quante generazioni di borghigiani passando per la salitina delle monachine – e quel tratto di strada non poteva non chiamarsi differentemente – o per l’antica via di San Martino, per l’altrettanto antica via di Malacoda e piazza del Mercatale, quanti borghigiani dicevamo, avranno dato uno sguardo in quelle alte mura per captare e per sbirciare, quel che avveniva in quel luogo santo e benedetto: preghiere (tante), lavoro, (molto), come quello di far ricucire, riparare, accomodare il vestiario che veniva posato all’interno della famosa “ruota”, per ritirare i biscotti, i leggendari “scaracchi” delle monache per Pasqua, non dimenticandosi che l’orto è stato la loro sussistenza.

Ci sarebbe ancora tanto da scrivere (nel 1944 benchè ancor stretta clausura vennero portati di nascosto alcuni partigiani feriti e una famiglia di ebrei – ma di queste cose molti se ne sono dimenticati), poiché avremo tempo e modo di riparlarne ancora.

Scriviamo solamente ricordando (anche se la notizia già trapelata e tanti parlano di questo evento storico), che unitamente ad altri amici, nei giorni scorsi siamo stati gentilmente invitati all’interno del Monastero per rendersi conto dalla viva voce degli addetti, quello che sarà il futuro del cinquecentesco Monastero, mentre all’interno era già in atto un vivace movimento di funzionari, dirigenti, tecnici e variegato personale.

Conoscevamo l’interno, ma solamente la splendida Sala Capitolare e il Cenacolo, per due eventi musicali di alcuni anni orsono, ma quando siamo entrati nei luoghi che erano severamente vietati, abbiamo visto con i nostri occhi la vetustà, la bellezza, la semplicità, l’austerità, di un luogo sacro ma che è stato parte integrante della storia di un castello prima, di un paese dopo e nel terzo millennio di una attuale piccola cittadina moderna.

Quando ci verrà consegnato il programma definitivo (il Consiglio d’Amministrazione con tutte le cariche istituzionali, sarà ufficializzato dagli Enti preposti il prossimo 19 marzo 2019), sarà nostra premura pubblicarlo, anche perché nei prossimi giorni si terrà una prima apertura al pubblico (della quale daremo conto in un prossimo articolo).

Nelle foto di questo articolo: Alcune immagini (Cenacolo, Sala Capitolare, camminamenti, chiostro etc,etc) scattate nel luglio del 2004 in occasione dell’85° anniversario del terremoto del Mugello (1919) quando il Monastero ci fu aperto dalle suore unitamente ad alcuni tecnici e funzionari della Protezione Civile, per ricordare i danni che l’edificio subì in quella catastrofe naturale. Ed ancora una immagine aerea del monumentale monastero con il chiostro al centro e il grande orto dietro le mura trecentesche.

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Redattore . Nato a Borgo San Lorenzo nel 1940; giornalista fin dal 1954; autore di circa diecimila articoli di arte, storia, cultura, folclore, costume, sport, vita sociale, civile, religiosa, politica. Appassionato di storia del Mugello, ha dato alle stampe dodici volumi su Borgo San Lorenzo in particolare e sul Mugello in generale. Detiene in archivio 90 mila immagini, dal 1860, di tutto il territorio.

9 Commenti

  1. Questa “cittadella” rinasce grazie a buoni intenti e dobbiamo augurarle un grande successo. Ringrazio per la presentazione delle sue origini e mi aspetto ulteriori notizie, che devono essercene tante.
    Ugo

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