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Si terrà sabato 17 alle 16, al Palazzo Pretorio di Piazza Cavour a Barberino, l’inaugurazione della mostra “Ripensare l’Umanità in noi”, con opere di Burgassi, Cesarato, Fabbri, Galli, Garuglieri, Sciortino.

Nell’occasione saranno presentati anche il catalogo della Mostra e il libro del prof. Riccardo Riccioni e Massimo Fabbri “Ripensare la propria umanità-La germinazione fiorentina”.
La Mostra resterà aperta dal 17 al 25 febbraio 2018 durante gli orari di apertura della Biblioteca Comunale oltre al Sabato ore 16-19 e Domenica ore 10-13 e 16-19.

Scrivono gli organizzatori:

La mostra fa parte integrante e segna l’inizio del progetto basato sul bisogno di “ripensare l’umanità in noi” denominato anche “Germinazione Fiorentina” promosso dal Centro studi don Milani e Scuola di Barbiana con il contributo di Unicoop Firenze e delle Sez. Soci di Bagno a Ripoli, Barberino di Mugello, Borgo san Lorenzo e Valdisieve. Il 2017 in occasione del cinquantenario della morte di don Lorenzo Milani è intenzione degli organizzatori onorare quei suoi contemporanei che, insieme a lui, dettero nuovo impulso agli ideali di quegli anni, rivisitarne in chiave critica e analitica le idee, le azioni, le utopie, l’obiezione di coscienza, il rapporto con la società civile e religiosa: la cosiddetta ‘Germinazione Fiorentina’, così definita da Giorgio la Pira. Firenze in quegli anni riuscì a concretizzare il sogno di far colloquiare e operare tra loro ideologie laiche di qualsiasi tendenza e la parte più sensibile del clero: il pastore Elia dalla Costa, cardinale illuminato di Firenze, la politica al servizio della speranza (La Pira), la cultura come elemento centrale per la libertà (don Milani), la pietas come forma di vita nei rapporti con gli altri (don Giulio Facibeni il padre), una lettura attualizzata del Vangelo, Nuovo Testamento fonte di insegnamento primario (Balducci, Mazzi, Rosadoni, Masi). Personaggi che per portare avanti la loro opera non si sono fermati davanti ai regolamenti o alle leggi ma ispirati da una carità civile e/o religiosa si sono messi al servizio del proprio ideale. È utile allora rileggere con spirito aperto l’opera degli attori di quegli eventi che seppero farsi portatori della voglia di realizzare un mondo migliore. Riprendiamone quindi il testimone con la risposta che dette don Milani ai cappellani militari: “I care”.

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