Le mele biologiche (e non solo) di Casale Nibbi. L’Anso (Associazione nazionale Stampa Online, di cui OK!Mugello fa parte) ha aperto uno spazio dedicato alle aziende messe in ginocchio dal sisma che ha colpito gran parte dell’Italia centrale sui 155 giornali online locali associati.

L’intento del progetto è quello di contribuire alla costruzione di una rete solidale che duri nel tempo e che vada oltre il vicino Natale. In questo periodo ci sarà una lodevole corsa agli acquisti pro terremotati, che avrà una breve onda di empatia, poi la vita di tutti i giorni riprenderà il sopravvento spegnendo i riflettori sulle popolazioni colpite che, a quel punto, dovranno fare i conti con la loro capacità di resilienza, con i tempi psicologici nonchè con quelli logistici per riorganizzarsi e riprendere le produzioni o ripensare le filiere di vendita.

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Chi resterà nelle zone colpite; chi con coraggio e determinazione, come gli allevatori, sceglierà di restare; chi vorrà far ripartire la produzione di formaggi o l’agricoltura, avrà bisogno di aiuto, avrà bisogno di un supporto che garantisca una vendita costante dei prodotti. Per questo è necessario mettere in piedi un ragionamento di rete, insieme a tutte le realtà italiane che lo vorranno: gruppi di acquisto, distretti, associazioni ed altre realtà no profit, per cercare di salvare una economia sana, legata alle peculiarità dei territori e il destino di un turismo sostenibile.

Ecco una di queste storie:

Parlare della Azienda Agricola Biologica “Casale Nibbi” che si trova in una piccolissima frazione di Amatrice, Nibbi, appunto, significa innanzitutto partire da una sfida: produrre mele e ciliegie a oltre mille metri di altezza sul livello del mare, con l’ambizione di creare un frutteto di grandi dimensioni e gestito con tecniche da essere paragonate a quelle del Trentino.

Un sogno iniziato nel 1992 e oggi diventato realtà. Lunghi filari di piante di melo – ben 15 varietà – e tre ettari di terreno destinati a ciliegeti “tardivi” che offrono i succosi rossi frutti in agosto. Sembra di trovarsi in Val di Non, invece siamo ad Amatrice.

Dovremmo dire, forse, “eravamo”, visto il catastrofico sisma che si è abbattuto in questi due mesi sull’Italia Centrale. Ma Amelia, giovane donna di 32 anni che insieme alla sorella, al fratello e ai genitori gestisce l’azienda non ha nessuna voglia di mollare. Ama questa azienda che da cinque generazioni opera nel settore agricolo zootecnico, combinando le antiche tradizioni con gli strumenti offerti dal progresso tecnologico e ponendosi in posizione di avanguardia nel tessuto economico locale.

Ottanta ettari di terreni, in parte di proprietà ed in parte in regime di locazione;  in parte sistemati a frutteto e per la restante parte utilizzati per la produzione di grano duro, colture foraggere per l’alimentazione del bestiame e pascolo; stalle per il ricovero del bestiame e locali e laboratori per lo stoccaggio e la trasformazione delle materie prime.
“Abbiamo subito danni alle strutture – ci racconta Amelia –  e ancora non siamo in possesso delle necessarie valutazioni per la sicurezza perché non c’è stato nessun sopralluogo.

Continuiamo a lavorare sotto le crepe, perché bisogna pur andare avanti e provare a salvare il salvabile. Un altro problema è la carenza di mano d’opera. Dopo il sisma molti hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni cercando ricoveri di fortuna, in questa situazione di precarietà non si è certo nella condizione di riprendere una vita normale, mentre, per ora, è  tutto da organizzare un eventuale intervento di mano d’opera dall’esterno, proprio per i problemi che riguardano trasporti e alloggi. Senza parlare della neve che qui arriverà in abbondanza”.

Ci aveva già pensato la gelata nel 25 aprile a mettere  in difficoltà l’azienda, decimando la produzione di mele.”Ma oggi – continua Amelia – la frutta avrebbe rappresentato un ulteriore problema, visto che i magazzini sono fuori uso e non avremmo avuto modo di conservarla”. Se le chiediamo come vede il futuro risponde che vuole aspettare che passi il Natale per capire cosa accadrà veramente.

E racconta di una grande solidarietà, di una moltitudine di ordini per le feste, del sostegno dei clienti “storici”, quasi tutti romani o originari di Amatrice, dove avevano le seconde case. E di come il crollo di queste inciderà negativamente sull’economia rurale e artigianale dei luoghi colpiti. Ma aggiunge un’altra preoccupazione: “Guardiamo a L’Aquila, che dopo quasi 8 anni ha ancora tanti problemi e a Modena, dove sono andata proprio nei giorni scorsi per un mercato biologico e tutti mi dicono che la situazione non è assolutamente risolta”.

Per garantire ai consumatori l’alta qualità del prodotto ad un prezzo sostenibile e a se stessa il giusto ricavo per il proprio lavoro, l’azienda ha sempre collocato  i propri prodotti sul mercato limitando al minimo il riscorso a mediatori terzi: la stragrande maggioranza delle produzioni veniva venduta direttamente in azienda o presso fiere e mercati.

“I nostri clienti sanno sempre chi siamo e cosa comprano, ci conoscono personalmente e sono liberi di darci suggerimenti e venirci a trovare quando vogliono. Oggi sarà più difficile, senza strade e paesi. Dovremo spostarci  noi  ma, dice Amelia – per fortuna già lo facevamo e alla fortuna aggiungiamo il bisogno”.

Perciò non si ferma mai e con i suoi prodotti attraversa l’Italia, accolta nei mercatini di Natale e nei mercati biologici, o a “domicilio”, per consegnare il mitico stracchino Nibbi, la pasta di grano autoctono, marmellate e formaggi. In attesa di poter ricostruire il caseificio.

“Non chiediamo niente, conclude questa ragazza tenace e dallo sguardo ‘lungo’.  Solo procedure celeri. Aspettare anche solo un anno significherebbe, per l’azienda, la fine”.

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